Archivi del mese: gennaio 2014

Due poesie inedite di Sandra Evangelisti

LA PRESENZA DI ÈRATO

poesiaSono seduta alla fermata dell’autobus
aspettando , come “Godot”,
che si sveli la Sfinge
che presiede il destino
della creatura abbandonata
al trascorrere
di giorni vuoti e infiammati
e devoti e misantropi.
Seduta sul vortice
di un tempo non suo.
Ogni tanto suono una nota
e ne ascolto il battito.

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In memoria di Juan Gelman. Una poesia tradotta da Paolo Ruffilli

LA PRESENZA DI ÈRATO

juanJuan Gelman è morto all’età di 83 anni a Città del Messico, dopo una vita in cui ha sperimentato sulla propria pelle gli orrori della dittatura e dell’esilio. Era nato a Buenos Aires e, durante il regime militare, fu incarcerato e suo figlio venne ucciso, mentre la nipote era stata data in adozione con falso nome. Scarcerato in seguito alla pressione internazionale, aveva ripreso dal Messico la sua azione di opposizione alla dittatura e, più avanti, dopo aver individuato la n…uova identità della nipote, con lei aveva continuato la campagna per la restituzione della memoria ai desaparecidos. Poeta straordinario di intonazione lirica oltre che di valenza civile, Premio Cervantes nel 2007, è uno dei poeti più significativi di lingua spagnola nel mondo. Per ricordare l’amico, coraggioso

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1° CONCORSO DI POESIA “KATIA ZATTONI”

Ecco il link al bando del Concorso di Poesia “Katia ZATTONI”,

dedicato all’ autrice forlivese prematuramente scomparsa,

e promosso da

“Davide & Guido insieme fibrosi cistica trust” e  “FARA EDITORE”, Rimini,

IN COLLABORAZIONE CON “CORRIERE ROMAGNA” E “COMUNE DI FORLI'”

http://www.davideeguidoinsiemefctrust.it/concorsi-poetici.html

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Paolo Ruffilli, tre poesie dell’amore dolorante

LA PRESENZA DI ÈRATO

la-scienza-conferma-un-amore-finito-fa-male-davvero_1138

Le nuvole arrivano dal mare e
si infilano strisciando tra le case,
inondando la città come torrenti.
E, non appena il lampo squarcia
il fumo, dal buio pesto balza su
la vasta massa della cattedrale.
La prendo tra le braccia, baciando
quelle labbra che bruciano com’è
in fiamme tutta quanta lei. Che, al
suo bruciare, fa invece da pompiere
di fronte all’evidenza di perdere con me
qualunque padronanza di se stessa.
E, nel respingere le mani che vogliono
tenerla, “Vedrai che passerà” mi dice,
“come passano anche le ore amare e
le tristezze e le ferite del dolore”.

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46593122013RISCICA

http://www.lankelot.eu/letteratura/riscica-patrizia-dialoghi-imperfetti.html

Recensione a  Dialoghi imperfetti , di Patrizia RISCICA,  Biblioteca dei Leoni, 2013

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di | 10 gennaio 2014 · 17:27

“Poesia facile”, di Dino Campana, tratto da “Canti Orfici e altre poesie”, Edizioni Garzanti, 1989

Immagine

                                                   POESIA FACILE

Pace non cerco, guerra non sopporto

Tranquillo e solo vo pel mondo in sogno

Pieno di canti soffocati. Agogno

La nebbia ed il silenzio in un gran porto.

In un gran porto pien di vele lievi

Pronte a salpar per l’orizzonte azzurro

Dolci ondulando, mentre che il sussurro

Del vento passa con accordi brevi.

E quegli accordi il vento se li porta

Lontani sopra il mare sconosciuto.

Sogno. La vita è triste ed io son solo.

O quando o quando in un mattino ardente

L’anima mia si sveglierà nel sole

Nel sole eterno, libera e fremente.

       Dino Campana

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MADRE , inedito di Sandra Evangelisti, dedicato a Katia Zattoni

IMG_1931_bis   Katia Zattoni , Forlì, estate 2009

MADRE

Nel tuo nome oggi è festa,
Vergine benedetta,
santa e perfetta
Proteggi il  cuore
dal male che ci assale
e strazia corpo ed anima
Tu sei  madre di ogni creatura,
contro  te il male non può nulla
Madre, qui ti preghiamo:
proteggi i nostri giorni
e accogli i figli della  terra
che ti ha visto donna
Il nostro volto non si allontani mai
dalla misericordia fatta qui carne,
dopo risorta a nuova vita
Madre, volgi per sempre
la luce dei tuoi occhi su di noi,
ed in misericordia copri tutti

*

Vergine benedetta,
che porti in te  la  bellezza
dell’intero  universo
abbi pietà di chi non chiede,
stendi su tutti la tua compassione
Madre a cui neppure Dio
può rifiutare aiuto,
ricorda,
non si è mai sentito nei secoli
che tu abbia dimenticato
anche uno solo dei tuoi figli

*

Ora lascia,o Signore
che il tuo servo vada
–         ho guardato il cielo
–         mille volte ormai
–         senza vedere stelle
ho vissuto senza trovare luce
alla miseria che pesa sulla schiena
fatica e poco pane per i figli,
non ho trovato giustizia ai giorni
trascorsi nella preghiera della vita quotidiana
ma ho conservato dentro
la certezza del tuo avvento,mio Signore
non nella carne ma in verità e spirito
Signore, hai mantenuto la promessa:
adesso vedo e posso andare in pace
Ecco, il tuo servo alla fine del cammino
guarda la vita con gli occhi  dell’amore eterno
e non ha fine questo amore
lascia che vada, non mi trattenere,
non ho più forza per restare
ed è concluso ormai il cammino
lascia che vada in questa luce
che mi invade,
e accogli il corpo stanco
con  amore
ecco, io entro nella luce
senza più confine

                                              Sandra Evangelisti (inedito)

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Dino Campana letto da Marco Onofrio

LA PRESENZA DI ÈRATO

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L’ideale poetico di Dino Campana nasce all’incrocio fra vita e forma, apertura e cornice, tenebra simbolistica e clarté naturalistica, avanguardia e tradizione. L’arte d’avanguardia, a partire dal futurismo, nasce dal bisogno di offrire forme simboliche alla tecnologia, cioè di rispondere positivamente allo sviluppo meccanico ed elettrotecnico del mondo contemporaneo: vuole fondarsi sul «violento groviglio delle forze nelle città elettriche» (lettera a Papini, maggio 1913). La poesia sorge dalla «febbre elettrica del selciato notturno». Ma il macchinismo e la nuova tematica urbana si collocano in un orizzonte più vasto di trasfigurazione, che dialoga con i segni del cosmo, fra tempo ed eternità. Il percorso di Campana aspira alla liberazione orfica, alla dinamica ascensionale verso una più vera patria

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Renzia D’Incà,”Bambina con draghi”,Biblioteca dei Leoni,2013 nota di lettura di Sandra Evangelisti

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La poesia di Renzia D’Incà mi ha colpito, in questo suo recente lavoro, per la forza e la capacità di incidere e scolpire come uno scalpello nella pietra.
Il ritmo del verso è incalzante ed efficace, e così anche le rime e lo studio attento nell’uso della parola. Renzia riesce così a dare forma e a fare vivere per immagini e  visioni  le sue emozioni. Sono emozioni e vissuti catartici e purificatori: la bambina affronta i draghi della figura materna e di quella paterna e li supera. Interiorizzando e fagocitando il padre e la madre, l’autrice ritorna padre e madre di se stessa, si riappropria in modo quasi alchemico(mesmerismi) della sua identità e quindi della parte femminile e di quella maschile del proprio ego. Importante l’incipit tratto dal Simposio di Platone: “Eros è un gran Demone, o Socrate: infatti tutto ciò che è demonico è intermedio fra Dio e mortale./…….E stando in mezzo fra gli uni e gli altri, opera un completamento, in modo che tutto sia ben collegato con sé medesimo”
E’ il “demone” la forza sovrannaturale che consente all’autrice di uscire da se stessa e di superare i confini imposti dagli archetipi materni e paterni, per ritornare quasi magicamente padrona della propria esistenza.

“*

adesso sei ancora tu che aspetto
mio amore infiorato solitario, polpastrello
sfiorato mio demone notturno alato?

…………

*

il passato che non tornerà più, quel passato là
il presente che lo ripete senza far finta di niente
Tu mia ombra da decrittare, quel tempo corpo im|paziente

………………”

E ancora:

“*

forse in te non è la cura che cercavo
ma la scrittura l’inconsapevole cura
il corpo a corpo con la mia (e tua)paura
non eri tu quel corpo/verso ma controfigura
…………..”

Il volume è diviso in cinque sezioni: “Affioramenti”; “Mesmerismi”; “Ipossie binarie” ; “Parricidi” e “Dell’incurabile curagione”.
Dai titoli dati alle singole parti possiamo già notare una acuta ricerca della forma e del suono della parola. Ricerca che diventa anche metrica nei singoli componimenti. Le strofe sono quasi tutte composte da tre versi con rima a volte alternata o baciata, ma comunque libera. E il verso breve proseguendo lungo il cammino alchemico di questa guarigione interiore e magica si distende, e a poco a poco si allunga quasi nel parlato verso la fine.
E’ una poesia di ricerca, secca, musicale ed evocativa.
Sicuramente ci regala un’armonia nuova ed unica. E ascoltandola magicamente può evocare anche il nostro personale “demone” e portarci a ritrovare la nostra identità più nascosta e autentica.

Renzia D’Incà è nata nel 1966 a Belluno. Si è formata presso l’Università di Pisa, città dove risiede. Giornalista dal 1985, ha collaborato con Hystrio, Rocca, Il Grandevetro, Il Tirreno e La Nazione. Lavora come consulente per enti pubblici e privati in teatro e comunicazione. Ha condotto ricerche universitarie per le riviste Ariel e Drammaturgia e svolto tutoraggio di master universitario di Teatro e comunicazione teatrale per l’Università di Pisa. Ha pubblicato in poesia: Anabasi (Shakespeare& Company, 1995), L’altro sguardo (Baroni, 1998), Camera ottica (Baroni, 2002), Il Basilisco (Edizioni del Leone, 2006, con postfazione di Luigi Blasucci), L’Assenza (Manni, 2010, con prefazione di Concetta D’Angeli). Come saggista teatrale: il volume Il teatro del cielo (Premio Fabbri 1997), Il gioco del sintomo (Pacini-Fazzi, 2002) su un’esperienza di teatro e disagio mentale, La città del teatro e dell’immaginario contemporaneo (Titivillus, 2009), Il Teatro del dolore (Titivillus, 2012), saggio voluto dalla Regione Toscana, su una esperienza ventennale di teatro e disagio mentale. Come autrice di teatro sono stati rappresentati in diverse città Ars amandi-ingannate chi vi inganna e uno studio per Passio Mariae. Collabora come performer con musicisti che hanno composto brani inediti sui suoi testi ispirati al Il Basilisco e L’Assenza.  

Sandra Evangelisti

Pubblicato su “Lankelot.eu”  il  31/12/2013

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“I quanti del suicidio” di Helle Busacca letti da Giorgio Linguaglossa

LA PRESENZA DI ÈRATO

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Helle Busacca I quanti del suicidio Elliot, Roma, pp.330 € 18.70
Helle Busacca (1915-1996) nasce in una famiglia agiata di San Piero Patti, in provincia di Messina, dopo aver trascorso parte della sua giovinezza nel paese natale, Helle si trasferì a Bergamo e successivamente a Milano insieme ai genitori. Laureata in Lettere Classiche presso la Regia Università meneghina negli anni seguenti fu insegnante di lettere in diversi licei spostandosi negli anni di città in città:Varese, Pavia, Milano, Napoli, Siena e, infine, Firenze, dove morì il 15 gennaio 1996. Le sue carte (che contengono corrispondenza, bozze e prime stesure di opere pubblicate, nonché numerosi manoscritti inediti) sono conservate in un Fondo speciale presso l’Archivio di Stato di Firenze.

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