“I quanti del suicidio” di Helle Busacca letti da Giorgio Linguaglossa

LA PRESENZA DI ÈRATO

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Helle Busacca I quanti del suicidio Elliot, Roma, pp.330 € 18.70
Helle Busacca (1915-1996) nasce in una famiglia agiata di San Piero Patti, in provincia di Messina, dopo aver trascorso parte della sua giovinezza nel paese natale, Helle si trasferì a Bergamo e successivamente a Milano insieme ai genitori. Laureata in Lettere Classiche presso la Regia Università meneghina negli anni seguenti fu insegnante di lettere in diversi licei spostandosi negli anni di città in città:Varese, Pavia, Milano, Napoli, Siena e, infine, Firenze, dove morì il 15 gennaio 1996. Le sue carte (che contengono corrispondenza, bozze e prime stesure di opere pubblicate, nonché numerosi manoscritti inediti) sono conservate in un Fondo speciale presso l’Archivio di Stato di Firenze.

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2 commenti

Archiviato in recensione poesia

2 risposte a ““I quanti del suicidio” di Helle Busacca letti da Giorgio Linguaglossa

  1. Giorgio Linguaglossa

    cara Sandra,
    ti ricordi? Quando a Forlì siamo entrati nella libreria Feltrinelli ed io ti indicai il libro della Busacca e ti dissi che «questa è la più grande poetessa italiana del Novecento»?. Vedi, cara Sandra, io non dico le parole a caso, so pesare le parole. So quel che dico. Dalla Busacca dobbiamo imparare tutti come si vive da poeta e da esseri umani (il che non è molto diverso), gli atti devono essere conseguenti alle parole (e non difformi). La Busacca ha pagato questa sua, diciamo, altezzosità, nei confronti del ceto letterario italiano con 40 anni di silenzio. Beh, ritengo giusto adesso, dopo 40 anni che si torni a parlare della sua poesia come la più grande del Novecento.
    Bisogna ammetterlo. Bisogna essere onesti.

    • sandra evangelisti

      Ricordo bene, caro Giorgio. Io non la conoscevo. Ho comprato il libro e mi è prezioso. Lo leggo un po’ alla volta a causa del forte dolore che emana e in cui ci si immedesima subito grazie alla potenza di questi suoi versi. Sì, hai ragione la trasparenza e la coerenza in una persona sono importanti, e sono qualità che la rendono “bella”, fuori e dentro. Purtroppo in questa società spesso l’onestà e l’autenticità vengono scambiate per “altezzosità”, perché sono proprie delle persone che fanno fatica a conformarsi a certi ambienti in cui la convenienza e l’opportunismo prevalgono sulla fedeltà ai valori. Anzi prevale il culto delle “congreghe” nelle quali si coltivano interessi personali e di casta. Lo so perfettamente, io vivo in modo appartato da questi ambienti perché anche provandoci ,a volte per convenienza, non sono mai riuscita a conformarmi ai dettami delle “caste” né nella vita personale, né sul lavoro. Ho sempre pagato il prezzo del mio comportamento: l’isolamento, quando non peggio. Scusa lo sfogo, stavamo parlando di Helle Busacca, e sappi che ti stimo molto per il tuo lavoro di critico e per la tua volontà di dare il giusto risalto a coloro che lo meritano, come questa grande poetessa, che ripeto se non fosse per te, nemmeno conoscerei. Grazie ancora, caro Giorgio. Apprezzo infinitamente il tuo lavoro di critico che è frutto di competenza e di profonda onestà intellettuale. Sandra