Renzia D’Incà,”Bambina con draghi”,Biblioteca dei Leoni,2013 nota di lettura di Sandra Evangelisti

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La poesia di Renzia D’Incà mi ha colpito, in questo suo recente lavoro, per la forza e la capacità di incidere e scolpire come uno scalpello nella pietra.
Il ritmo del verso è incalzante ed efficace, e così anche le rime e lo studio attento nell’uso della parola. Renzia riesce così a dare forma e a fare vivere per immagini e  visioni  le sue emozioni. Sono emozioni e vissuti catartici e purificatori: la bambina affronta i draghi della figura materna e di quella paterna e li supera. Interiorizzando e fagocitando il padre e la madre, l’autrice ritorna padre e madre di se stessa, si riappropria in modo quasi alchemico(mesmerismi) della sua identità e quindi della parte femminile e di quella maschile del proprio ego. Importante l’incipit tratto dal Simposio di Platone: “Eros è un gran Demone, o Socrate: infatti tutto ciò che è demonico è intermedio fra Dio e mortale./…….E stando in mezzo fra gli uni e gli altri, opera un completamento, in modo che tutto sia ben collegato con sé medesimo”
E’ il “demone” la forza sovrannaturale che consente all’autrice di uscire da se stessa e di superare i confini imposti dagli archetipi materni e paterni, per ritornare quasi magicamente padrona della propria esistenza.

“*

adesso sei ancora tu che aspetto
mio amore infiorato solitario, polpastrello
sfiorato mio demone notturno alato?

…………

*

il passato che non tornerà più, quel passato là
il presente che lo ripete senza far finta di niente
Tu mia ombra da decrittare, quel tempo corpo im|paziente

………………”

E ancora:

“*

forse in te non è la cura che cercavo
ma la scrittura l’inconsapevole cura
il corpo a corpo con la mia (e tua)paura
non eri tu quel corpo/verso ma controfigura
…………..”

Il volume è diviso in cinque sezioni: “Affioramenti”; “Mesmerismi”; “Ipossie binarie” ; “Parricidi” e “Dell’incurabile curagione”.
Dai titoli dati alle singole parti possiamo già notare una acuta ricerca della forma e del suono della parola. Ricerca che diventa anche metrica nei singoli componimenti. Le strofe sono quasi tutte composte da tre versi con rima a volte alternata o baciata, ma comunque libera. E il verso breve proseguendo lungo il cammino alchemico di questa guarigione interiore e magica si distende, e a poco a poco si allunga quasi nel parlato verso la fine.
E’ una poesia di ricerca, secca, musicale ed evocativa.
Sicuramente ci regala un’armonia nuova ed unica. E ascoltandola magicamente può evocare anche il nostro personale “demone” e portarci a ritrovare la nostra identità più nascosta e autentica.

Renzia D’Incà è nata nel 1966 a Belluno. Si è formata presso l’Università di Pisa, città dove risiede. Giornalista dal 1985, ha collaborato con Hystrio, Rocca, Il Grandevetro, Il Tirreno e La Nazione. Lavora come consulente per enti pubblici e privati in teatro e comunicazione. Ha condotto ricerche universitarie per le riviste Ariel e Drammaturgia e svolto tutoraggio di master universitario di Teatro e comunicazione teatrale per l’Università di Pisa. Ha pubblicato in poesia: Anabasi (Shakespeare& Company, 1995), L’altro sguardo (Baroni, 1998), Camera ottica (Baroni, 2002), Il Basilisco (Edizioni del Leone, 2006, con postfazione di Luigi Blasucci), L’Assenza (Manni, 2010, con prefazione di Concetta D’Angeli). Come saggista teatrale: il volume Il teatro del cielo (Premio Fabbri 1997), Il gioco del sintomo (Pacini-Fazzi, 2002) su un’esperienza di teatro e disagio mentale, La città del teatro e dell’immaginario contemporaneo (Titivillus, 2009), Il Teatro del dolore (Titivillus, 2012), saggio voluto dalla Regione Toscana, su una esperienza ventennale di teatro e disagio mentale. Come autrice di teatro sono stati rappresentati in diverse città Ars amandi-ingannate chi vi inganna e uno studio per Passio Mariae. Collabora come performer con musicisti che hanno composto brani inediti sui suoi testi ispirati al Il Basilisco e L’Assenza.  

Sandra Evangelisti

Pubblicato su “Lankelot.eu”  il  31/12/2013

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