Paolo Ruffilli, tre poesie dell’amore dolorante

LA PRESENZA DI ÈRATO

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Le nuvole arrivano dal mare e
si infilano strisciando tra le case,
inondando la città come torrenti.
E, non appena il lampo squarcia
il fumo, dal buio pesto balza su
la vasta massa della cattedrale.
La prendo tra le braccia, baciando
quelle labbra che bruciano com’è
in fiamme tutta quanta lei. Che, al
suo bruciare, fa invece da pompiere
di fronte all’evidenza di perdere con me
qualunque padronanza di se stessa.
E, nel respingere le mani che vogliono
tenerla, “Vedrai che passerà” mi dice,
“come passano anche le ore amare e
le tristezze e le ferite del dolore”.

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