Nazario Pardini, da “Dicotomie”,The Writer Edizioni, Milano, 2013

DICOTOMIE COPERTINA BUONO

Beppe
 Amava quella terra. La campagna
lo riempiva di gioia. Era la vita.
Quand’era solo in mezzo ai suoi raccolti
non chiedeva di più. La mattina
indossava i suoi stracci e al primo sole
prendeva lo stradone per i campi.
L’accompagnava un’alba d’erba nuova
che usciva in fondo al monte a discoprire
la vastità del cielo. Sprigionava
il nascere fecondo della vita
collo sfrecciare d’ali già veloci
al primo accenno di luce, e diffondeva
il sentore dei campi lavorati
che si sposava al vento. E lavorava
ora col maglio, ora con l’aratro;
e lavorava fino a tarda sera
senza sentir fatica. Era il tramonto
con i colori spersi fra i cipressi
e i rami degli ulivi a riportarlo
al riposo di casa. E nella sporta
aveva sempre un po’ della sua terra.
Il figlio era operaio in una fabbrica.
Ed un giorno
trasmise al padre, per necessità,
il grande cambiamento:
trasferirsi in città.
Una stradetta cupa dove a stento
penetrava la luce.
In quella strada l’alba non riusciva
a scoprire il suo rosa. Né il tramonto
riusciva a rivelare i suoi bei giochi.
Così la sera Beppe andava in piazza;
da là vedeva il cielo che gli dava
l’idea della campagna
con quello spazio vasto in mezzo ai platani.
Seduto sulla panca
fissava il giallo e il rosso del semaforo,
ricordando la luna sulle mèssi.
Ne aveva una gran voglia. Ritornare una volta,
anche una volta sola a quei profumi.
E il coraggio gli dette una gran forza:
zitto, zitto inforcò la bicicletta e via di corsa,
(era un gran rischio. E lui ben lo sapeva).
Stanco e col cuore peso, iniziò a fremere
quando imboccò il viale. Sui *rivelti
le gazze becchicchiavano gli insetti,
e l’egrette seguivano l’aratro
nell’attesa del pasto. Fino al monte
s’apriva l’orizzonte. Finalmente
rivide la sua terra. Si sedette
sul ciglio che per anni aveva visto
quell’uomo sperso in cielo; si smarrì
fra i frutti e gli uliveti, e perse l’ora.
Gli stanziavano attorno quei piccioni
che aveva in altri tempi custodito,
e lui come saluto
simulava di spargere granaglie.
Forse, chissà, l’avevano aspettato.
Beppe guardò la luna che di giorno
era uscita per lui, di certo ben diversa
dal semaforo seppur ben colorato;
e stanco s’accasciò, portandosi nel cuore
tocchi, profumi, e spazi
che sempre aveva amato.
Era là che morì. E non da solo,
era riuscito a farlo sul suo suolo
in compagnia degli alberi
e degli uccelli in volo.

26/02/ 2012   h. 11

Nazario Pardini

Da: Dicotomie. The Writer Edizioni. Milano. 2013. Pp. 320

Note biobibliografiche

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Nazario Pardini è nato ad Arena Metato di Pisa. Ma vive gran parte dell’anno in Versilia, a Torre del Lago Puccini, dove le suggestioni dei panorami che emozionarono il Maestro hanno avuto ed hanno un grande peso sulla sua copiosa produzione poetica. Dopo la maturità ha conseguito la laurea in Letterature Comparate alla Facoltà di Lettere e Filosofia di Pisa e successivamente quella in Storia alla stessa Facoltà dello stesso Ateneo. E’ ordinario di Lingua e Letteratura Italiana in pensione. Vive fra Arena Metato e la Versilia “Rinvigorendo quotidianamente – come lui dice – il serbatoio della sua ispirazione con i profumi delle campagne metatesi e delle pinete della sua Versilia battezzate ripetutamente dal rotolare dei venti di salmastro……”
Scrive racconti, poesie, e saggi di cui si serve principalmente per la sua attività didattica. La sua passione per la Poesia si perde nei tempi della fanciullezza e le prime sue composizioni poetiche (tra cui un poemetto d’ispirazione  dantesca) risalgono agli anni  1952-53. Aveva già preso parte ad una delle prime Edizioni del premio David di Carrara e del Premio Carducci di Pietrasanta. Il critico Vittorio Pecori facente parte della commissione assieme a Sansone, Barberi Squarotti, Piromalli ed altri scrisse di lui: “La Poesia di Pardini nasconde nella sua semplicità una ricchezza di valori esistenziali che fanno parte di ognuno di noi, per questo ci è vicina ed è suo merito saperli trasmettere con un linguaggio semplice ma al contempo impreziosito di tecniche linguistico-culturali che ne denotano amore e professionalità per questa antica arte. […] L’amore, aspetto dominante nella poesia di Pardini, amalgama il tutto  e sembra costituire l’unico tempio sacro al quale il poeta intenda sacrificare la sua anima in cambio di un valido motivo di esistere. […] L’amore non è mai qualcosa di immediato, ma scaturisce sempre da una ricostruzione allegorica che trova la sua simbologia in un panismo di alto spessore sentimentale.” Fa parte di commissioni di qualificati Premi Letterari, gli piace stare aggiornato sulle diverse tendenze culturali attuali e difende con estrema vigoria lo stile semplice e comunicativo. Non meno evidente in lui comunque la ricerca tonificante del termine che denota la sua  esperienza di studi classici.
Ha pubblicato: Foglie di campo. Aghi di pino. Scaglie di mare, L’Autore Firenze Libri, Firenze (1993), finalista all’omonimo Premio Editoriale, e vincitrice del Premio Letterario “ G. Gronchi”, Pontedera e “Le stelle”, Savona; Le voci della sera, L’Autore Firenze Libri, Firenze (1995), vincitrice dei Premi Letterari “G. Gronchi” e “F. Bargagna”, Pontedera ; Il fatto di esistere, Lineacultura, Milano (1996), vincitrice del Premio Editoriale omonimo; La vita scampata, Il Portone/Letteraria, Pisa (1996), vincitrice del Premio Editoriale “Il Portone”, Pisa; L’ultimo respiro dei gerani, Lineacultura, Milano (1997), vincitrice del Premio Letterario “Città de La Spezia”; La cenere calda dei falò, Il Portone/Letteraria, Pisa, (1997), vincitrice del Premio Editoriale “Il Portone”, Pisa e del Premio Letterario “Maestrale”, Sestri Levante; Elegia per Lidia, Centro Culturale “Il Golfo”,  La Spezia  (1998), vincitrice del Premio Editoriale omonimo e Premio Speciale della Giuria al Premio Letterario “Violetta di Soragna”, Parma; Suoni di luci ed ombre, Il Portone/Letteraria, Pisa (1998), vincitrice del Premio Editoriale “Il Portone”, Pisa; Gli spazi ristretti del soggiorno, Editoriale Le stelle, Savona (1998), vincitrice de Premio Editoriale omonimo; Sonetti all’aria aperta, in vernacolo pisano (1999); Paesi da sempre, Chegai Editore, Firenze (1999), vincitrice del Premio Editoriale “Parole”, Firenze, con pubblicazione, del Premio Letterario “Fiera Vesuviana”, Napoli, secondo Premio al “Violetta di Soragna”, Parma, e Primo Premio della critica al “Golfo”, La Spezia; Alla volta di Leucade, Baroni Editore, Viareggio  (1999), vincitrice dei Premi Letterari “Marco Tanzi”, S. Mauro a Signa, “Violetta di Soragna”, Parma,  “Le Muse”, Pisa,  “Aeclanum”, Mirabella Eclano, Napoli, e “San Savino”, Pisa; Radici, Giuseppe Laterza, Bari (2000), vincitrice del Premio Editoriale “Calentano”, Bari, e del Premio “Querceto in Poesia”,  Sesto Fiorentino; Si aggirava nei boschi una fanciulla, Edizioni E.T.S., Pisa (2000), nella terna Mussapi, Pardini, Baudino al “Premio Pisa” 2000 e Segnalazione Speciale al “Fiorino d’oro”, Firenze; D’Autunno, Edizioni E.T.S., Pisa (2001), vincitrice del Premio Letterario “La Fonte di Ippocrene”, Modena; Le simulazioni dell’azzurro, Edizioni E.T.S., Pisa (2002), vincitrice de Premio Letterario “Ateler d’Arte” di Roberta Braceschi, Piacenza, e del Premio “Le Muse”, Piano di Sorrento; Poesie di un anno, Carello editore, Catanzaro (2002); Dal lago al fiume, Edizioni E.T.S., Pisa (2005); Canti d’amore, Edizioni Booksprint, Buccino (2010), vincitrice del Premio “Di Liegro”, Roma; Riccardo. Racconti brevi, Edizioni Booksprint, Buccino (2010);”L’azzardo dei confini”, Edizioni Booksprint, Buccino 2011, vincitrice dei Premi: “Toscana in Poesia” Viareggio; “Via Francigena”, Brescia; “Il Forte”, Forte dei Marmi; “Città di Pontremoli”, Aulla; “Aeclanum”, Mirabella Eclano; “Paestum”, Paestum; “Premio Nazionale di Arti Letterarie”, Torino;  Scampoli serali di un venditore di arazzi, The Writer Edizioni, Milano, 2012, pp, 222, vincitrice del Premio “Alberoandronico”, Roma, 2013; Dicotomie, The Writer Edizioni, Milano, 2013, pp. 320; primo premio 2013 al concorso letterario “Libero de Libero”, Fondi, con pubblicazione della silloge inedita A colloquio con il mare e con la vita; I simboli del mito, primo premio Il CROCO, con pubblicazione su I quaderni letterari di POMEZIA-NOTIZIE, 2013.
È fondatore, curatore, e animatore di “Alla volta di Lèucade” (nazariopardini.blogspot.com), importante blog culturale, punto d’incontro della comunità letteraria nazionale e non solo.

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