Poesie Inedite di Ninnj Di Stefano Busà

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Dalla silloge: QUASI CIELO AUREOLATO

I

Quasi cielo aureolato,
(e sotto), lo striscio di foglie rugose,
insetti stropicciati da assalti di vento,
insidiosi.
Quasi terra, o memoria trascorsa,
in aliti d’ombra il respiro dei nidi,
di spighe che richiamano
sagome d’ali scomposte,
rosse unghiate di solitudine
nel caos informe del nulla.

II

Appare e dispàre, precipite,
lontano da noi, uno stormire,
di rondini e grida,
chiude in cerchio le cose,
ci fa vivi per silenzi assordanti.
È un risalire l’erta, la vita:
radici e sangue nel riflesso vanente
di altri giorni. Non lascerò
che si disperdano nell’aria
i piccoli segreti d’alveare,
ancora un tempo tra asfalto e sole
consentirà il fiorire dei mandorli.
Oltre il silenzio ancora mille lune,
per sostare appena
un solo istante, incuriositi,
beccare poche briciole d’amore,
uccelli senza strepiti né ali,
immergerci nel cielo e scomparire.

III

E allora puoi fermarti,
mio passo d’ombra, mia figura
d’aria che riveli lineamenti di luce,
pelle umbratile truccata di cielo.
Ti lega quel fermaglio tenace,
l’ incantamento che stenta
a gioire del trifoglio, e vi s’incarna,
inibisce l’incauto silenzio,
gioca a dileggiare il muro di solitudine.
Il giorno che ti declina assorto
respinge le grida e i dardi scagliati
contro vento, i fendenti di un tempo
che dilapida e ti sbalza.
Ora è meglio munirsi d’illusioni,
non andare oltre, scrutare i pochi istanti
di un radicarsi alto di libeccio,
resistendo all’unghia di terra
che attecchisce e sfinisce.

IV

Bianco e disadorno il muro,
coi demoni notturni a calzare
sandali di emozioni,
ombre che germogliano
dal buio, si fanno sentinelle
a traguardare il sonno,
la frescura di un transito d’erba
inebriato di polline.
Sole d’alture sorprende la quiete,
l’ardire di un lampo,
trova azzurre scale la giovinezza.
La vita e la parola si fanno indecifrabili.

V

..appaiati, come calzari
logori le ferite del giorno.
Sanno della specchiata alba,
del lampo che accende
l’ultimo addio.
Non ci restano che un barlume,
un brivido, uno strazio di luce,
un solo orcio a dissetarci
e una carne, oh la carne,
intrigata a chiazze d’agrifoglio
tenace, come odore di vigneti
alle colline, si consuma.

Ninnj Di Stefano Busà è nata a Partanna, laureata in Lettere, è una delle figure più rappresentative della poesia. Ha iniziato giovanissima a scrivere, incoraggiata da Salvatore Quasimodo. All’assidua attività di poeta, ha spesso accompagnato una riflessione in forma di saggi. Tra i ventitre libri pubblicati che le hanno valso alcuni dei premi letterari più prestigiosi, ricordiamo almeno gli ultimi titoli: Tra l’onda e la risacca (2007), L’Assoluto perfetto (2010), Quella luce che tocca il mondo (2011), La traiettoria del vento (2012), Il sogno e la sua infinitezza (2012), La distanza è sempre la stessa (2013), Eros e la nudità (2013), Ellittiche stelle (2013). In saggistica: Il valore di un rito onirico (New York, 1990; L’Estetica crociana e i problemi dell’arte (1986). Oltre che di poesia, si occupa assiduamente di critica letteraria, saggistica, giornalismo, narrativa.
Ricopre il ruolo di Presidente di un programma culturale internazionale con il Governo e il Consolato dell’Ecuador, di cui è stata insignita per meriti letterari dell’onorificenza di Gran Dignitario. Le è stata conferita dalla Facoltà di Scienze delle Comunicazioni dell’Università Pontificia Salesiana la Laurea ad honorem. Per Kairos Ed. nel 2013 ha curato il Documento storico per le Scuole: L’Evoluzione delle forme poetiche (vent’anni della migliore Poesia italiana); ha pubblicato il suo primo romanzo: Soltanto una vita con Kairos nel febbraio, 2014.

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