Archivi del mese: marzo 2014

LA GRANDE BELLEZZA DI ROMA – SUL TEMA DI ZBIGNIEV HERBERT: IL RITORNO DEL PROCONSOLE. Zbigniev Herbert, Giorgio Linguaglossa, Sandra Evangelisti, Francesco Tarantino, Marisa Papa Ruggiero  

L'Ombra delle Parole Rivista Letteraria Internazionale

02  Zbigniev Herbert

Il ritorno del proconsole

Ho deciso di tornare alla corte di Cesare
ancora una volta proverò se è possibile viverci
potrei restare qui nella remota provincia
sotto le foglie del sicomoro piene di dolcezza
e il mite governo dei malaticci nepoti
roma lupa capitolinaquando tornerò non intendo cercare meriti
offrirò una parca dose di applausi
sorriderò di un’oncia aggrotterò le ciglia con discrezione
non mi daranno per questo una catena d’oro
questa di ferro deve bastarmi
ho deciso di tornare domani o dopodomani
non posso vivere tra le vigne tutto qui non è mio
gli alberi sono senza radici le case senza fondamenta la pioggia
è vetrosa i fiori odorano di cera
un’arida nube bussa sul cielo deserto
in ogni caso tornerò dunque tornerò domani dopodomani
bisognerà di nuovo intendersi con il volto
con il labbro inferiore perché sappia reprimere lo sdegno
con gli occhi perché siano idealmente vuoti

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Sandra Evangelisti. «La schiava». Risposta a “Il ritorno del proconsole” di Zbigniew Herbert

Grazie a Giorgio Linguaglossa per lo spazio prezioso che mi ha dedicato.

L'Ombra delle Parole Rivista Letteraria Internazionale

cassandraLa schiava

Non tornerò alla corte di Cesare, non ora.
Sono la concubina che succhiava miele e ambrosia
distesa, che preparava le carni e i capelli fluenti
al suo tocco. La schiava.
Qui in Provincia è tutto più spoglio.
Non ci sono obelischi e folle in tumulto
volto romano di donnanon ci sono leoni
macchiati di sangue o gazzelle offerte alla resa,
ma panni di lino grezzo e mani impastate di terra,
e il sudore di carne e di calli.
Il proconsole mi ha reso libera in terra succube.
Sono serva e lavoro per vivere.
Non so se lui tornerà da Cesare.
Forse si metteranno d’accordo, lo so.
Qui governo la casa, pulisco e cucino,
al mercato compero pesce e verdura
volto donna romana 1faccio il pane nel forno ogni giorno.
Ma non posso tornare da Cesare: sarei preda.
Obbediente al folle gioco di un desiderio
perderei vita e rispetto.
Ho la pelle bruciata dal sole…

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POETI IN CONSOLLE: Mariano Menna

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Mariano Menna è nato a Benevento nel 1994. Ha conseguito la maturità scientifica presso l’istituto Polispecialistico Gandhi di Casoria. E’ iscritto al primo anno del corso di laurea in Filosofia presso l’Università Federico II di Napoli. E’ risultato vincitore del Concorso Nazionale “Scrittura attiva” di Tricarico, nella sezione giovani, con la poesia “La ballata del vagabondo” nel 2012. E’ membro cofondatore della corrente artistico-letteraria del Labirintismo, il più grande movimento d’avanguardia del 2000 con più di 200 iscritti. Ha pubblicato due raccolte di poesie, La grande legge e La pagina bruciata, edite entrambe da Marco Del Bucchia editore. Nel 2013 è risultato secondo classificato nella sezione “Giovani” del concorso Nazionale “Città di San Giorgio a Cremano”. E’ stato inserito nell’antologia “Poesia per Dio” curata dalla casa editrice “La Ziza” con la poesia inedita “La scelta”.

Da La pagina bruciata, Marco Del Bucchia Editore, 2013

Al chiaro di luna
La penombra rivela il suo aspetto al promontorio:
angelico volto dai dolci e lievi pendii,
dama insaziabile di cineree speranze,
scrigno eterno delle umane rimembranze;
una pallida fiaccola si specchia nelle acque,
si impone prepotente nel cielo stellato,
eclissa l’oscurità con regale arroganza,
è il faro degli amanti che si eternano di notte.
Occhi si cercano al chiaro di luna,
si trovano, si perdono, si illudono ancora;
basta l’accenno di un sincero sorriso,
la penombra si squarcia ed è luce sul viso
ed è carezza di labbra che tremano.

Faustus

La conoscenza ammalia le menti innamorate
– le coscienze che nel disio restano intrappolate –
come oppio ti annienta col sollievo dell’istante:
un glossario al posto di un’ anima già assente.

Feretro dell’uomo che si spinse all’avarizia,
giacché al di fuori di quel libro non vi fu delizia.
Il Flegetonte s’incanalò nel sangue delle vene:
bastò una firma rossa per dar vita alle sue pene.

L’errore non si lava come la più bianca scogliera,
la macchia anzi si estende, mentre inizia la bufera:
nell’animo, la morale non perdonerà mai l’affronto
dell’ingordigia che ha spolpato, senza pensare al conto.

Conto che si presenterà puntuale come la morte:
dáimōn non accetta proroghe, sicché si fa forte,
l’anima accarezza, poi maltratta con violenza,
la stupra, la rapisce e ride della conoscenza.

Fotografie

Ricordi della vita che corre e mai rallenta,
visi ormai cambiati dagli anni e dagli eventi;
immobili, ma eternano sorrisi ora già spenti:
maceria è un grattacielo senza fondamenta.
Amanti divisi, su carta ancora uniti;
due mani senza anni si stringono sincere,
perché non finiscono le promesse vere,
perché i suoi occhi non sono mai sbiaditi.
Bambini ora già uomini di un’altra società,
emblemi di un tempo che resta nel passato,
tutto in bianco e nero, ma mai dimenticato:
senza memoria, non c’è felicità.

Granelli di sabbia

Ammucchiati, ma soli per sempre,
come granelli di sabbia indifesi:
si compattano col mare, per illudersi,
ma è solo fango ciò che diventano;
il vento li getta in un vortice d’aria,
che lascia posto al vuoto abissale.
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IMMAGINE: Le cascate del Dardagna, Alto Appennino Tosco-Emiliano

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QUESTA E’ POESIA……….
SANDRA

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I MAESTRI: Mario Specchio

mario specchio premio il fiore luglio 2008
Mario Specchio (Siena 1946-2012) è stato poeta, critico, saggista e illustre germanista. Ha insegnato Letteratura Tedesca e Traduzione Letteraria presso l’Università di Siena. Centrali, negli anni della sua formazione, sono gli incontri con lo scrittore Romano Bilenchi ed il poeta Mario Luzi al quale ha dedicato il volume Colloquio, edito da Garzanti, 1999, una biografia critica in forma di conversazione. Ha pubblicato i libri di poesia A piene mani, Vallecchi 1974, Nostalgia di Ulisse, Passigli 1999, Da un mondo all’altro, Passigli 2007, e il volume di racconti Morte di un medico, Sellerio 2004, con Prefazione di Antonio Tabucchi. Delle sue tante traduzioni da Goethe, Rilke, Hesse e Celan, ricordiamo Urfaust di Goethe rappresentato alla Biennale di Venezia nel 1985 e Poesie alla notte di Rilke, 2000, ancora di Rilke, La vita di Maria, 2007. Ultima sua opera letteraria è stata Passione di Maria, Edizioni Feeria, San Leolino, 2013, pubblicata postuma e illustrata con preziosi dipinti di Ernesto Piccolo.

Da Passione di Maria:

XIII

Risorgerai, lo so, ma non mi basta.
E noi quando potremo riabbracciarci?
E sarà in questa carne, in queste vesti
nel colore degli occhi
nel sorriso
che solo qualche volta nell’infanzia
ho visto illuminare il tuo bel viso?
E se in modo diverso come allora?
Lo so, si sta perdendo la mia mente
ma nelle viscere di una madre
neppure l’occhio di Dio può penetrare.
Perdona, sono nata da donna
sono terra
sono fragile come ora lo sei tu
e il prezzo da pagare è disumano.
E se è solo così che si riscatta
il male della terra
io ti domando
Figlio, figlio di carne
quale cielo
sarà tanto lontano dalla cima
di questo monte
da conservare intatto il proprio azzurro?
*
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XV

Mi sono portata con fatica
sino al sepolcro,
mi hanno detto che sei resuscitato
ed ho guardato
il tuo cielo
il cielo che tremò quando gridasti
Dio mio, Dio mio
perché mi hai abbandonato?
Ora è azzurro
e le nuvole d’aprile
hanno dimenticato quanto accadde
solo tre giorni fa,
anche la ferita più profonda
rimargina presto
a primavera.
Ora tutto è finito
sei tornato
alla patria celeste
so che presto
mi porterai con te.
Ti attendo Figlio
attendo quel momento
e ne ho spavento
lasciare questa terra
sarà più difficile per me
di quanto fu per te.
Ma sono qua, ti attendo,
fu soltanto un’attesa
la mia vita.
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*
Congedo

Pittore che hai finito i tuoi colori
dipingi con il sangue
non lasciare
interrotto il ritratto della vita.
Altri verranno e aggiungeranno terra
di Siena ocra e arancione
allo strano disegno che tu tracci.
Ma tu solca col sangue la tua tela
i colori più belli sono quelli
che nessuno ricorda
sono quelli
che il vento ruba ai fiori
e agli aquiloni.
da A piene mani, Vallecchi, 1974

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POETI IN CONSOLLE: Met Sambiase

988362_764064646944349_1324842398_n (3) MET SAMBIASE
Simonetta Sambiase (Met in arte)fa studi Artistici (Michele Sovente come docente di Letteratura contemporanea) e ha passione per la scrittura. Pubblicista, impiegata part-time, coordinatrice femminile dell’Ust della Cisl di RE. Ha curato dei progetti culturali fra cui Duplice complice, Senza abbassare lo sguardo, Fibrarosa e l’operato poetico di Cose Salve (marzo 2013, insieme a Pina Piccolo, sul terremoto dell’Emilia) e ha collaborato a Il Cielo di Lampedusa (Modena novembre 2013). Cura insieme a Federica Galetto, il progetto “Exosphere” e collabora con il blog “Carte Sensibili”. Fra i suoi lavori editi Coniugazione singolare con la postfazione di Milo De Angelis, I quaderni dell’agnizione con il contributo dell’associazione Lucaniart e la prefazione di Lorenzo Mari e Leporis (in)canti matrigni. Il libro d’esordio è stato Una clessidra di grazia. E’ stata segnalata al premio Giorgi, al premio San Vitale di Bologna e al Premio Fortini (II e IV ed). Finalista di Verba Agrestia 2012 e 2013, è stata scelta nel concorso per la V edizione di 8 poetesse per l’8 marzo. Varie partecipazioni in antologie, fra cui l’antologia “Sotto il cielo di Lampedusa” (prefazione di E. De Luca) dei 100thousand poets for change, gruppo di cui fa parte nel suo territorio regionale e varie antologie su tematiche sociali. Il link del suo blog personale è “Il Golem femmina”: http://methsambiase.wordpress.com/.

(Inedita)

Ci si addormenta nelle parole e negli addii
si zittiscono
le porte, il suono si assopisce su di noi
e sulle lingue o ci avvinghia al collo
troppo vicino alla morte del passato amore,
di ogni amore uscito e non tornato
come si pensava che fosse,
come scemato e disperso
l’intenso vortice di passione
sorella di te stessa o madre notte o gatta da strada
ancora sole dentro le case
dove tutti e molti tentano di seppellirci
come amanti assassini.

***
da I quaderni dell’agnizione
***
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Potrebbe alla fine riempirsi di tanto in tanto
sarebbe uno specchio di terra, sembrerebbe
l’Apocalisse nei tombini, nei canali in piena
nelle rigature nervose delle conchiglie
ma lo spazio che ingrigia il cielo è una lebbra
non si cura
al caldo delle lenzuola di casa o delle nostre certezze
nel buio appare qualcosa che ogni goccia
non può più asciugare
la pioggia scioglie ogni cosa
la pioggia sradica le cose
scioglie i trucchi delle donne e le loro nostalgie ignude.
***
Ce n’è voluto per chiamarti
figlio
e mio ossigeno ed io tua elettrogena madre
smagrire i nomi che ti ho dato
lasciarti abitare fuori di me
riparare il cordone che m’ha fatto forma e lingua
ero un monastero
tra i tuoi piedini nudi
che lo percorrevano freatici
assidui anni di bianco e nero
transizione del participio
dell’esserti e dell’averti, l’avere
rimettendoti al mondo
un’antologia di vita che annienta ogni pagina precedente
nei caratteri, nei segni e negli incroci
di quegli occhi – volpi antiche – e disordine
la dismissione di ogni morte – sei –
la dimora
che mi assomiglia e mi lacrima l’occhio.
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ANTOLOGIA DI POESIA CONTEMPORANEA (I): Sandro Angelucci, Nazario Pardini, Carmelo Pistillo, Ivan Pozzoni

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NAZARIO PARDINI
Da Paesi da sempre
Cantavamo

Cantavamo, paese, se affogavi nel giallo dei granturchi.
Cantavamo sui pavimenti
dove sorrideva la luce dei camini.
Cantavamo sopra gli alari
arroventati dalle pire delle potature
(la loro colpa era quella di avere chiuso la stagione).
Cantavamo romanze,
i cui eroi vincevano battaglie
che noi perdevamo ogni giorno, ogni ora
(cavalli bianchi, cavalieri e palafrenieri incorruttibili dal tempo).
Anche le madri cantavano già vecchie trentenni
e muovevano le mani gesticolando sui ritmi.
Mani tumide per le umide terre delle prode.
Eppure ogni anno la natura si sacrificava paganamente
sui roghi, nei forni e sulle corti,
per consegnarci i suoi profumi
(profumi che io conobbi sempre eguali
e che sembravano non soggetti a mutamenti).
Cantavamo stornelli
coi vinelli freschi del novembre.
Quando le botti ci accompagnavano
coi loro vocalizzi profumati,
rossi e iterati come gli strappi delle roncole.
I padri coi riti tramandati dagli aruspici etruschi
roteavano il primo liquido nel vetro predicente
per misurarne il corpo. Era la festa delle cantine,
la stessa festa che più volte presso gli antichi
avrà veduto Bacco e Cupido aggirarsi divertiti
al suono di zufoli e litofoni.
Cantavamo preghiere che Pan ci ispirava di ringraziamento
pei fulvi grani, pei pampini rossicci o pei vermigli frutti;
preghiere che i pagani
consegnarono pietosi nelle mani
dei cristiani facendosi santi.
Cantavamo senza perché la madre eterna
potesse anche essere ingiusta.
La pregavamo sulle strisce d’oro dei tramonti;
se esplodeva nei protervi affollamenti estivi;
se cadeva stanca meritandosi la morte;
o se riposava sotto i diluvi e le gelate.
E sembrava persino ringraziarci
o chiederci perdono
per le siccità, per le carestie o le morti precoci;
lo faceva turgida coi crisantemi e gli asfodeli
sui suoi cimiteri
aperti al cielo colle loro croci.

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CARMELO PISTILLO

Poesie da LE DUE VERSIONI DEL CIELO(La Vita Felice, 2013)

da LYRICA

II

Ecco che bussano gli astri di ieri
in forma di cronologie uscite dal loro segreto,
dall’alveolo squassato dal sonno
dei mesi più fragili e scarni.
Serve ora una scansione, una nuova
inerzia per trovare la strada.
In ogni caso è nell’urna la parola dell’eco,
e il mattino è indecifrabile
quando sta per tornare.
Senza Lyrica. Senza Dio.
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da IL QUARTIERE DEI VINTI E DEGLI EROI

La classe

Siamo stati la classe più eroica
sull’orlo della vittoria.
Cercavamo il buio della frase
per restare vicini alle stelle.
Amavamo l’astronomia come si ama la strada
quando le comete precipitano nei sogni
e si riprende a scrivere alla fine dell’estate
dopo aver dimenticato tutto.
Siamo stati la pronuncia scabra della lavagna,
i promessi sposi e i loro semi discepoli,
e proprio tutti, tutti i coriandoli solitari
contati sulla neve.
Ora siamo vili, vili, vili tre volte.

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IVAN POZZONI (inedito)

IL GATTO DI KEATS

Nelle lande brumose del romanticismo inglese c’era il gatto di Keats,
il gatto di Keats a dare all’arte speranza di eterno ritorno
e all’artista sensazione di tornare all’eterno,
lontano dalle inquietudini, tutte terrene, delle bollette,
delle fatture da emettere a fine mese, dello stipendio da incassare,
dal far quadrare i conti accontendando i quadri (aziendali).

Nelle case londinesi impregnate d’etica vittoriana c’era il gatto di Keats,
si accoccolava sulle gambe di chi scriveva versi, senza scappare,
tendeva agguati ai sogni e alle farfalle azzurre, a viole e a fate,
sussurrando, ad ogni carezza, miaulii d’immortalità
a uomini che morivano di niente: tisi, influenza e tubercolosi,
malnutrizione, sifilide, stenti, battaglie e inverni freddi.

Ci vorrebbe ancora il gatto di Keats:
i gatti post-moderni sperimentano cosmetici e farmaci,
hanno aghi infilati nelle splendide iridi verde lacustre,
e, impegnati a frugare in sacchetti di innaturali croccantini,
a diventare obesi come l’homo consumens,
non si preoccupano di incalzare topi da biblioteca,
non si curano della grandezza durevole dell’arte o dell’artista.

C’era il gatto di Keats, allora, specie oramai estinta,
e noi, abbandonati alla disperazione dell’istante,
giochiamo a foggiarci felini, sinuosi e flessibili,
timorosi di tutto ciò che è liquido: amore, vita, paura,
fingendo di avere milioni di vite, e sprecandone una.

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SANDRO ANGELUCCI

VERTICALITA’

E’ come arrampicarmi sulla cima
dell’albero più alto
dove le gazze scrutano la sorte
e il vento
non fatica a ritrovarsi.
Come la luce
dell’attimo vivente
che buca la penombra
e sgretola le rocce.
E’ il mio bisogno di verticalità
che piange come un bimbo
che si perde
quando la morte vince sulla vita
ma subito sorride
all’apparire delle cose belle.
Sogno di cielo
che vince la gravità dei corpi
che a volte s’inabissa e poi risorge.
Fiamma che sale.
Brace che si accende.9788872326374

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Nazario Pardini. Due poesie: “Alba” e “Francesca”

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Da Poemetti onirici

Alba

Era bello vederla camminare per strada
col dolce portamento
di donna naturale. Sempre in mano
un mazzetto di fiori che mieteva
o sui cigli o nei campi ove incedeva
balzando da fossette con mossette
da elegante cerbiatta. Pure il nome
le si addiceva. Alba. Un po’ rosata
come quella che sorge aperta e schietta
oltre quei monti poco in lontananza,
e nello stesso tempo tanto chiari
da sentirli a portata, al mio paese.
Le era buon compagno un sorridente volto
per quelli che accostava.
Eppure contadina non sembrava
a meno che palpassi la sua mano
impastata di creta e modellata.
Era, paese, il tempo che flettevi
le mura d’aria sopra i biondi grani.
E lei li diradava, canticchiando,
dai sanguigni papaveri
così rossi come il sole di giugno
quando esplode a radere le terre.
Tu, tanto più vecchio, puoi rammemorare
i lunghi crini fulvi come spighe
pronte oramai per essere recise
dalla falce lucente. Anche la luna
si metteva a sostare, assieme a lei,
discesa a terra a sfidare le lucciole.
E quanto amava stare là in prima sera
quando l’asolo porta le sue essenze
d’erbe mature che avide di guazza
si accalcano di aromi. Ti ricordi?
“Falbe le mie parole nei meriggi
ti siano come i trilli delle foglie
del quercio nella mano. Sempre fresche
saranno alla calura risplendente
attorno alla sua chioma. Sentirai
l’animo ardente penetrarti a fondo
da gaie primavere.” Le mie rime
continuavano fluenti come l’onde
fiottanti dei suoi grani. Mai le lessi
quei versi giovanili. Solo un giorno
trovai il coraggio e forse avrei gridato
i piacevoli suoni. Era il mattino:
i voli dei rondoni
radevano di gridi il suo cortile
gravido di richiami.
Ma la voce del padre mi mozzò
quell’entusiasmo. Il balzo ho dentro l’anima:
si defilò fulmineo il suo profumo
di ghianda novellina. Mio paese,
siamo due oggetti in mano ad un destino
abbastanza impietoso. Tu lo vivi
con l’animo di pietra consumato
da secoli di storia, ed io lo vivo
da fragile mortale: un solo fatto
può essere sì forte dentro me
come duemila messi assieme. Si
rischia la morte se viene l’autunno.
Si ammalava nel cielo ogni esplosione;
solo un ricordo il tempo delle spighe!
E furono asfodeli e crisantemi
i fiori che associavano
i fradici scolori di stagione.
È doloroso il ricordo. Ed è inutile,
l’estremo pensiero del male
che una stagione porta sempre eguale
a ogni lembo di terra. Così giovane
passire con le foglie quando i canti
son meno cristallini,
non so!, ma forse ad Alba fu più caro.
Tutto era amaro: lungo le tue strade
povere e invecchiate, sopra le facciate
malate di novembre, e a te d’attorno,
ovunque, piccolo spazio in certi
fatti così greve, o mio paese,
da non sembrare certo innocua terra.

Da I canti dell’assenza

Francesca

Francesca mi parlava sulla rena
infuocata dal sole dell’estate.
Mi parlava del mare, della vita,
delle colline verdi che accendevano
i loro abbrivi in cuore al blu del cielo.
Mi diceva Francesca dei suoi sogni,
della sua casa candida assediata
da boschi e girasoli. La campagna
l’aveva dentro il cuore. E la vedeva
anche in quel mare inquieto e sconfinato –
ci si sperdeva libera -.
“E’ verde il mare come la mia avena”,
mi diceva Francesca. E delle assenze
mi parlava: di quella di sua madre.
Del dolore, del pianto, ma dagli occhi,
schegge di rara giada, le schizzavano
le parole non dette. Poi un bel giorno
mi raccontò di un sogno – le tremavano
le labbra e ed i pensieri -: “Fui rapita
e trasformata in una nube bianca.
Fui trasferita in cielo in compagnia
del brillio delle stelle e dell’azzurro.
Sì!, proprio là restai tutta la vita;
fra l’assenza dei mali e dei dolori;
spersa nell’aria pura dell’eccelso”.
Un giorno il sole a picco dell’agosto
forava l’ombrellone. Ed io attendevo.
Mi mancavano già
i sogni, le parole,
il suo tremore,
le mosse sensuali delle labbra,
quei gesti di fanciulla un po’ innocente,
disposta a rovesciare sulla rena,
calda d’estate, l’anima serena
e il suo futuro. Mi mancava Francesca.
Mai più la vidi. Mi dissero di lei…
Realizzò il suo sogno. Volò in cielo.
Un’altra stella in più in cuore all’azzurro.
Od una nube bianca che volteggia
libera, Francesca, verdi gli occhi,
color di cioccolata la sua pelle.
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Nazario Pardini è nato ad Arena Metato (PI). Critico letterario, saggista, blogger, poeta, laureatosi in Letterature Comparate e successivamente in Storia e Filosofia, è inserito in Antologie di rilievo. Per citarne alcune: “Delos” (Autori contemporanei di fine secolo) edita da G. Laterza, Bari 1997; Antologie Scolastiche “Poeti e Muse” edite da Lineacultura, Milano 1995, 1996; Antologie “Blu di Prussia”, di E. Rebecchi, Piacenza 1997 e 1998; Antologia Poetica “Campana” di P. Celentano, A. Malinconico, e Bàrberi Squarotti, Pagine, Roma 1999; G. Nocentini, “Storia della letteratura italiana del XX secolo”, S. Ramat – N. Bonifazi – G. Luti, Helicon, Arezzo ‘99; Dizionario Autori Italiani Contemporanei, Guido Miano Editore, Milano 2001; Ferruccio Ulivi, Neuro Bonifazi, Lia Bronzi, Dizionario degli autori italiani del secondo novecento, Helicon 2002; “L’amore, la guerra”, a cura di Aldo Forbice, Rai – Eri, Radio Televisione Italiana, Roma, 2004 […]. Ha pubblicato 22 sillogi di poesia, un libro di racconti, (tutti premiati) note critiche e prefazioni per numerosi autori contemporanei. Moltissimi i premi letterari vinti, fra cui nella terna (Baudino, Mussapi, Pardini) al Premio Pisa 2000 con l’opera Alla volta di Leucade. Hanno scritto di lui critici famosi, fra cui: M. Luzi, G. Luti, V. Vettori, D. Carlesi, S. Guerrieri, P. Ruffilli, N. Di S. Busà, G. Giacalone, L. F. Accrocca, B. Sablone, A.Piromalli, S. Ramat, V. Esposito, Malinconico, E. Rebecchi, A. Nazzaro, A. Spagnuolo, Bàrberi Squarotti, L. Bruno, A. La Rocca, C. G. Lapusata, P. Celentano, B. Marniti, N. Bonifazi…, e riviste specializzate, fra cui “Poesia”. Il “Città di Pontremoli 2012” è l’ultimo Premio Letterario vinto con l’opera:
L'azzardo dei confini
L’azzardo dei confini, BookSprint, Salerno, 2011, pp, 220. L’ultima opera edita: Scampoli serali di un venditore di arazzi, The Writer Edizioni, Milano, 2012, pp, 222.
Pardini_2012Pubblicazioni: Foglie di campo. Aghi di pino. Scaglie di mare, L’Autore Libri, Firenze, 1993, finalista al Premio Editoriale omonimo; vincitrice del Premio “Cava De’ Tirreni”, Cava De’ Tirreni; del Premio “La Pieve”, Baccano-Arcola; del Premio “Trasimeno”, Perugia; del Premio “Identità”, Pontedera; del Premio “Duomo” Orvieto; del Premio “Clitunno”, Perugia; Le voci della sera, L’Autore Libri, Firenze, 1995 (con prefazione di F. Romboli), vincitrice del Premio “Le Stelle”, Savona; del Premio “Cava De’ Tirreni; del Premio “S. Benedetto”, Norcia; Il fatto di esistere, Lineacultura, Milano, 1996 (con prefazione di N. Di Stefano Busà), vincitrice del Premio Editoriale omonimo; vincitrice del Premio “San Leonardo”, Parma; del Premio “Il Portone”, Pisa; del Premio “Città de La Spezia”, La Spezia; del Premio “Calentano”, Corato; La vita scampata, Il Portone/Letteraria, Pisa, 1996 (con prefazione di S. Guerrieri), vincitrice del Premio Editoriale omonimo; del Premio “Calentano”, Corato; del Premio “C. Tacito”, Terni; del Premio “Le stelle”, Savona; L’ultimo respiro dei gerani, Lineacultura, Milano, 1997 (con prefazione di N. Di Stefano Busà), vincitrice del Premio “Città de La Spezia”, La Spezia; La cenere calda dei falò, Il Portone/Letteraria, Pisa, 1997 (con prefazione di S. Sodi), vincitrice del Premio Editoriale omonimo; del Premio “Padus Amoenus”, Sissa; del Premio “Maestrale S. Marco”, Sestri Levante; Elegia per Lidia, Centro Culturale “Il Golfo”, La Spezia, 1998, vincitrice del Premio Editoriale omonimo; del Premio “Violetta di Soragna”, Parma; Suoni di luci ed ombre, Il Portone/Letteraria, Pisa, 1998 (con prefazione di G. Albanese), vincitrice del Premio Editoriale omonimo; vincitrice del Premio “Calafuria”, Livorno; Gli spazi ristretti del soggiorno, Editoriale “Le Stelle”, Savona, 1998 (con prefazione di R. Pancini), vincitrice del Premio Editoriale omonimo; Sonetti all’aria aperta, Il Portone/Letteraria, Pisa, 1999 (Vernacolo, con prefazione di B. Gianetti), vincitrice del Premio “Fucini”, S. Giuliano T.; Paesi da sempre, Chegai Editore, Firenze, 1999 (con prefazione di E. Andriuoli), vincitrice del Premio Editoriale “Parole” Firenze; del Premio “S. Gennaro Vesuviano”, (NA); Alla volta di Leucade, M. Baroni Editore, Viareggio, 1999 (Con prefazione di V. Vettori e postfazione di F. Romboli) vincitrice dei Premi: Tanzi, S. Mauro. a Signa; Aeclanum, Mirabella E.; Violetta di Soragna, Parma; La fonte di Ippocrene Modena; Premio Le Muse Pisa; Radici, Edizioni G. Laterza, Bari, 2000 (con prefazione di A. La Rocca), vincitrice del Premio Editoriale “Calentano” Bari; Si aggirava nei boschi una fanciulla, Edizioni E.T.S., Pisa, 2000 (Con prefazioni di D. Carlesi e V. Vettori) Segnalazione Speciale al Premio Pisa 2000; vincitrice del Premio “Bargagna”, Pontedera; D’Autunno, Edizioni E.T.S., Pisa, 2001 (Con prefazione di C. G. Lapusata), vincitrice del Premio “La fonte d’Ippocrene”, Modena; Le simulazioni dell’azzurro, Edizioni E.T.S., Pisa, 2002 (Con prefazione di F.Romboli e Postfazione di Lucia Bruno); Poesie di un anno, Antonio Carello Editore, Catanzaro, 2002; Dal lago al fiume, Edizioni E.T.S., Pisa, 2005 (con prefazione di P. Fabrini); Canti d’amore, Edizioni Booksprint, Buccino, 2010, vincitrice del Premio “Di Liegro”, Roma; Riccardo. Racconti brevi, Edizioni Booksprint, Buccino, 2010, vincitrice del Premio “S. Maurelio”, Ferrara; L’azzardo dei confini, Edizioni Booksprint, Buccino, 2011, vincitrice dei Premi: “Toscana in Poesia” Viareggio; “Via Francigena”, Brescia; “Il Forte”, Forte dei Marmi; “Città di Pontremoli”, Aulla; “Aeclanum”, Mirabella Eclano; “Paestum”, Paestum; “Premio Nazionale di Arti Letterarie”, Torino; Scampoli serali di un venditore di arazzi, The Writer Edizioni, Milano,2012;Dicotomie, The Writer Edizioni, Milano, 2013.In gran parte edite come vincitrici di premi editoriali;Lettura di testi di autori contemporanei; I simboli del mito (Premio Pomezia);
A colloquio con il mare e con la vita (Premio Libero de Libero).
9788897341536Canti d'amore

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COMUNICAZIONE

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Rinnovo l’invito agli autori di versi che lo desiderano a volere inviare alcune composizioni, massimo tre unite a un breve curriculum personale, a questo indirizzo :  sandra.eva@alice.it
I contributi finora arrivati non sono molti e per questo ho attinto personalmente ai volumi più interessanti che mi sono stati dati in amicizia dai singoli autori. Mi rendo conto che questo spazio è artigianale, e soprattutto che non è sponsorizzato da gruppi,da associazioni e da case editrici.Ma è pur sempre uno spazio visibile dedicato alla poesia e al confronto fra autori ed io mi impegno a curarlo e a farlo crescere.

Sandra Evangelisti

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POETI IN CONSOLLE: Matteo Bianchi

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Matteo Bianchi, classe 1987, si è laureato in Lettere Moderne a Ferrara. Oggi si sta perfezionando in Filologia e Critica della Letteratura presso la Magistrale di Ca’ Foscari. Ha pubblicato le raccolte Poesie in bicicletta,Este Edition 2007,Fischi di merlo , Edizioni del Leone 2011, con una nota di Mario Specchio, e L’amore è qualcos’altro (Empirìa 2013), scritta a quattro mani con Alessio Casalicchio, con note di Roberto Pazzi e Giancarlo Pontiggia. È caporedattore delle Edizioni Kolibris, si occupa di ufficio stampa e collabora con il quotidiano “la Nuova Ferrara”, “Gagarin. Orbite culturali”, “SITI – Unesco World Heritage Sites Journal”, “QuiLibri”, “L’immaginazione”, e online con “Poesia 2.0” e “Alleo”. Cura il blog d’autore “inedito zero” su Repubblica.it (http://ineditozero-ferrara.blogautore.repubblica.it/ ), la rubrica “La Città dei Silenzi” sull’Annuario di Tellus (LaboS Editrice), e collabora a Punto. Almanacco della Poesia Italiana (puntoacapo Editrice). Numerosi i suoi articoli apparsi sul portale Rai Letteratura. È presente con liriche, interviste e argomentazioni critiche in svariate riviste e antologie, tra le quali In questo margine di valige estranee e Quel poco che sappiamo (Giulio Perrone, 2011) e L’evoluzione delle forme poetiche. La migliore produzione poetica dell’ultimo ventennio 1990-2012 (Kairós, 2013). Gianmarco Busetto ha interpretato sue poesie nell’audio-raccolta Con altra voce. Ventiquattro poesie. Ha fondato il Collettivo “Corrente Improvvisa” con Anna Ruotolo, di cui ha curato l’antologia Poeti di Corrente (Le Voci della Luna, 2013). Cura In gran segreto (www.ingransegreto.com ), rassegna annuale di poesia contemporanea a Ferrara e nel 2009 ha fondato l’Associazione Culturale “Gruppo del Tasso” (www.gruppodeltasso.it ). È stato tradotto in francese da Antoine Isenbrandt-Pitton sulla “Revue Verso” di Lucenay, n. 153, aprile – giugno 2013, e in inglese da Christopher Channing su “Pelagos Letteratura”. Ha una pagina a lui dedicata sul sito “Italian Poetry”.

Da Fischi di merlo, Edizioni del Leone, Venezia, 2011

Facciamo così:
tu spegni la luna,
io raccolgo i cocci
di stelle brillare
e arrotolo il cielo,
persiano di fine fattura.

La mia luna
si è persa.
Mi avanza
il solito buio
marcio
e stramarcio.

*

La pioggia scava
la condensa sul vetro
e lascia a sé
lo sguardo spento.
Il grigio è denso
e rigato:
è segnato
il carcerato
dietro le sbarre
di ferro consumato.
Tutto di fuori è assonnato,
ma dentro impreca,
grida l’immenso.

Mi sento un’ombra
di chi non so
di chi non c’è
tra la folla.

*

Buonsenso naufragato
fiaccato di continuo,
compagno di avventure
e di trambusti…..
approdare accaldato
trascinato nel trionfo,
tra le vesti statuarie
e il tonfo delle grida,
piuttosto che celare
una sconfitta al giorno,
minuta, uno spillo da cucito:
la libbra non muta.
Sono legato a proseguire
su zattere di legno sottile,
su accenni, umori storti
e talvolta deboli sorrisi
disciolti elisir di salvezza
i miei raggiri.

*

Finirai un giorno
pure tu, nuvolosa,
dall’altra parte dello specchio,
quella ombrosa.
Quella stretta senza il retro.
Cercando l’ego di continuo.
Io, invece, sarò di là,
o di qua.
Tirerò il fiato
in quella ariosa.
Sollevato
senza riflesso
libero da me stesso.

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