ANTOLOGIA DI POESIA CONTEMPORANEA (I): Sandro Angelucci, Nazario Pardini, Carmelo Pistillo, Ivan Pozzoni

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NAZARIO PARDINI
Da Paesi da sempre
Cantavamo

Cantavamo, paese, se affogavi nel giallo dei granturchi.
Cantavamo sui pavimenti
dove sorrideva la luce dei camini.
Cantavamo sopra gli alari
arroventati dalle pire delle potature
(la loro colpa era quella di avere chiuso la stagione).
Cantavamo romanze,
i cui eroi vincevano battaglie
che noi perdevamo ogni giorno, ogni ora
(cavalli bianchi, cavalieri e palafrenieri incorruttibili dal tempo).
Anche le madri cantavano già vecchie trentenni
e muovevano le mani gesticolando sui ritmi.
Mani tumide per le umide terre delle prode.
Eppure ogni anno la natura si sacrificava paganamente
sui roghi, nei forni e sulle corti,
per consegnarci i suoi profumi
(profumi che io conobbi sempre eguali
e che sembravano non soggetti a mutamenti).
Cantavamo stornelli
coi vinelli freschi del novembre.
Quando le botti ci accompagnavano
coi loro vocalizzi profumati,
rossi e iterati come gli strappi delle roncole.
I padri coi riti tramandati dagli aruspici etruschi
roteavano il primo liquido nel vetro predicente
per misurarne il corpo. Era la festa delle cantine,
la stessa festa che più volte presso gli antichi
avrà veduto Bacco e Cupido aggirarsi divertiti
al suono di zufoli e litofoni.
Cantavamo preghiere che Pan ci ispirava di ringraziamento
pei fulvi grani, pei pampini rossicci o pei vermigli frutti;
preghiere che i pagani
consegnarono pietosi nelle mani
dei cristiani facendosi santi.
Cantavamo senza perché la madre eterna
potesse anche essere ingiusta.
La pregavamo sulle strisce d’oro dei tramonti;
se esplodeva nei protervi affollamenti estivi;
se cadeva stanca meritandosi la morte;
o se riposava sotto i diluvi e le gelate.
E sembrava persino ringraziarci
o chiederci perdono
per le siccità, per le carestie o le morti precoci;
lo faceva turgida coi crisantemi e gli asfodeli
sui suoi cimiteri
aperti al cielo colle loro croci.

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CARMELO PISTILLO

Poesie da LE DUE VERSIONI DEL CIELO(La Vita Felice, 2013)

da LYRICA

II

Ecco che bussano gli astri di ieri
in forma di cronologie uscite dal loro segreto,
dall’alveolo squassato dal sonno
dei mesi più fragili e scarni.
Serve ora una scansione, una nuova
inerzia per trovare la strada.
In ogni caso è nell’urna la parola dell’eco,
e il mattino è indecifrabile
quando sta per tornare.
Senza Lyrica. Senza Dio.
9788877995650
da IL QUARTIERE DEI VINTI E DEGLI EROI

La classe

Siamo stati la classe più eroica
sull’orlo della vittoria.
Cercavamo il buio della frase
per restare vicini alle stelle.
Amavamo l’astronomia come si ama la strada
quando le comete precipitano nei sogni
e si riprende a scrivere alla fine dell’estate
dopo aver dimenticato tutto.
Siamo stati la pronuncia scabra della lavagna,
i promessi sposi e i loro semi discepoli,
e proprio tutti, tutti i coriandoli solitari
contati sulla neve.
Ora siamo vili, vili, vili tre volte.

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IVAN POZZONI (inedito)

IL GATTO DI KEATS

Nelle lande brumose del romanticismo inglese c’era il gatto di Keats,
il gatto di Keats a dare all’arte speranza di eterno ritorno
e all’artista sensazione di tornare all’eterno,
lontano dalle inquietudini, tutte terrene, delle bollette,
delle fatture da emettere a fine mese, dello stipendio da incassare,
dal far quadrare i conti accontendando i quadri (aziendali).

Nelle case londinesi impregnate d’etica vittoriana c’era il gatto di Keats,
si accoccolava sulle gambe di chi scriveva versi, senza scappare,
tendeva agguati ai sogni e alle farfalle azzurre, a viole e a fate,
sussurrando, ad ogni carezza, miaulii d’immortalità
a uomini che morivano di niente: tisi, influenza e tubercolosi,
malnutrizione, sifilide, stenti, battaglie e inverni freddi.

Ci vorrebbe ancora il gatto di Keats:
i gatti post-moderni sperimentano cosmetici e farmaci,
hanno aghi infilati nelle splendide iridi verde lacustre,
e, impegnati a frugare in sacchetti di innaturali croccantini,
a diventare obesi come l’homo consumens,
non si preoccupano di incalzare topi da biblioteca,
non si curano della grandezza durevole dell’arte o dell’artista.

C’era il gatto di Keats, allora, specie oramai estinta,
e noi, abbandonati alla disperazione dell’istante,
giochiamo a foggiarci felini, sinuosi e flessibili,
timorosi di tutto ciò che è liquido: amore, vita, paura,
fingendo di avere milioni di vite, e sprecandone una.

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SANDRO ANGELUCCI

VERTICALITA’

E’ come arrampicarmi sulla cima
dell’albero più alto
dove le gazze scrutano la sorte
e il vento
non fatica a ritrovarsi.
Come la luce
dell’attimo vivente
che buca la penombra
e sgretola le rocce.
E’ il mio bisogno di verticalità
che piange come un bimbo
che si perde
quando la morte vince sulla vita
ma subito sorride
all’apparire delle cose belle.
Sogno di cielo
che vince la gravità dei corpi
che a volte s’inabissa e poi risorge.
Fiamma che sale.
Brace che si accende.9788872326374

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3 commenti

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3 risposte a “ANTOLOGIA DI POESIA CONTEMPORANEA (I): Sandro Angelucci, Nazario Pardini, Carmelo Pistillo, Ivan Pozzoni

  1. Ivan Pozzoni

    Grazie dell’accostamento ad un “maestro” come Nazario Pardini.