Archivi del mese: maggio 2014

IL DIALOGO TRA JORGE LUIS BORGES E ERNESTO SABATO REALIZZATO DA ORLANDO BARONE NEL 1975 – Inedito, tradotto da Giorgio Linguaglossa

L'Ombra delle Parole Rivista Letteraria Internazionale

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Da sur.infonews.com – 30 Aprile 2011

 Non ci può essere migliore dono della trascrizione di questo discorso che Orlando Barone ha eseguito in un lontanissimo 15 marzo 1975, con il quale si chiude la serie di incontri tra i due scrittori tenutisi nella città di Buenos Aires. Il dialogo è una meditazione sullo statuto del sogno e dell’arte.  Sia Sabato che Borges attraversano i grandi topoi dell’umanità: malinconia, ricordi, follia e, naturalmente, la morte.

 Di cosa si parlerà oggi?  Non so, forse si può suggerire un argomento.  Tuttavia, essi stanno già parlando senza aspettare.  Grave sonora la voce di Sabato.Ovattata e debole quella di Borges.
 Chiudo gli occhi e senza rendermene conto immagino un teatro di fronte al palco.  C’è una città e sullo sfondo  molte città, Borges e Sabato le stanno contemplando (Borges le ricorda).

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Incontro con Paolo Ruffilli a Roncade(TV) 23_11_2013

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Recensione di Marisa Papa Ruggiero a Blumenbilder(Natura morta con fiori) di Giorgio Linguaglossa

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Giorgio Linguaglossa
E’ nato a Istanbul nel 1949 e vive e Roma. Nel 1992 pubblica la sua prima opera poetica, Uccelli (Roma, Edizioni Scettro del Re) e, nel 2000, Paradiso (Edizioni Libreria Croce). Ha tradotto poeti inglesi, francesi e tedeschi tra cui Nelly Sachs e alcune poesie di Czeslaw Milosz. Dal 1992 dirige la collana di poesia delle Edizioni Scettro del Re di Roma. Nel 1993 fonda il quadrimestrale di letteratura «Poiesis» che dirigerà fino al 1997, data in cui subentreranno nella direzione della rivista anche Dante Maffìa e Luigi Reina. Nel 1995 redige e firma, con altri poeti come Dante Maffìa, Giuseppe Pedota, Lisa Stace e Maria Rosaria Madonna il «Manifesto della Nuova Poesia Metafisica», pubblicandolo nel n. 7 della rivista da lui diretta. Nel 2001, pubblica il racconto lungo Storia di Omero nel volume collettivo Via Pincherle – Modelli Narrativi a Confronto, per le Edizioni Libreria Croce. Nel 2003 pubblica il libro di saggi sulla poesia moderna, “Appunti Critici – La poesia italiana del tardo Novecento tra conformismi e nuove proposte” (Coedizione Libreria Croce – Scettro del Re). Suoi saggi sulla poesia contemporanea sono presenti in Linee odierne della poesia italiana, a cura di Roberto Bertoldo e Luciano Troisio (Torino, Quaderni di Hebenon, 2001), e nel volume “Sotto la superficie. Letture di poeti italiani contemporanei” a cura di Gabriela Fantato (Milano, Bocca, 2004). Per le edizioni Bonaccorso di Verona nel 2005 pubblica il romanzo breve Ventiquattro tamponamenti prima di andare in ufficio. Ha curato l’apparato critico del numero speciale 33 di «Poiesis» del 2006 dedicato alle traduzioni di alcuni saggi del poeta russo Osip Mandel’stam e di dieci poesie inedite del poeta russo: Il fornello a petrolio (poesie per bambini). Nel 2006 per la poesia pubblica La Belligeranza del tramonto (Faloppio, LietoColle 2006). Alcuni suoi saggi sulla poesia contemporanea sono apparsi in “Numen” del 2007, quaderno di critica edito dalla rivista di segni contemporanei «Altroverso» di Campobasso. Ha curato le presentazioni critiche dei poeti inseriti nella La poesia degli anni Novanta. Antologia (Roma, Scettro del Re 2002) Collabora in veste di critico con le riviste di letteratura contemporanea: «Polimnia», «Hebenon», «Altroverso», «Capoverso», «Nuova Marginalia» e con il sito dell’editoreLietoColle.
Sue poesie sono state tradotte in spagnolo, inglese e bulgaro. In quest’ultima lingua è stata pubblicata nel 2007 la traduzione integrale de La Belligeranza del Tramonto.
Nel 2007 è apparso il saggio “Il minimalismo, ovvero il tentato omicidio della poesia” in Atti del Convegno È morto il Novecento? Rileggiamo un secolo, per le edizioni Passigli di Firenze. Nel 2010 escono La Nuova Poesia Modernista Italiana (1980 – 2009) e il romanzo Ponzio Pilato (Milano, Mimesis, 2010) ;successivamente nel 2013 viene pubblicato da Società Editrice Fiorentina Dopo il Novecento.Monitoraggio della poesia italiana contemporanea.
Di recente pubblicazione il volume di poesia Blumenbilder(Natura morta con fiori), Passigli,Firenze, 2013.

Marisa Papa Ruggiero per Giorgio Linguaglossa

Blumenbilder – Passigli Poesia – pp.85 – febbraio 2013

Giorgio Linguaglossa concepisce il sistema poematico come un organismo iconico tridimensionale tenuto in tensione da linee-forza monitorate da un dispositivo psichico ad alta risoluzione concettuale e formale, dove s’intersecano e collidono, magneticamente, piani figurali imprevisti, lampeggiati da sequenze di forte impatto visivo accanto ad altre filtrate attraverso processi di rarefazione che ne accentuano l’effetto di sospensione straniante, tipico di certa praxis filmica da repertorio. Senonchè, la materia così elettrizzata, così visivamente intrecciata a note vivide e sature, a sapienti tagli scenici, a precipitati improvvisi nel tessuto narrativo, viene a definire, con puntuale evidenza, la precisa qualità di spazio entro cui dispiegarsi. Qui non è la narrazione a scegliere la lingua: è la lingua che crea il libro, un libro che percorre suoi itinerari inesplicabili dove non sono rintracciabili le normali coordinate dello spazio e del tempo. Vi agiscono tinte complesse, dalle mille anime in conflitto tra loro, figurazioni cifrate, phantasmatiche sulle corde sensuali e malinconiche di un valzer o di una sinfonia mozartiana. I personaggi che entrano nel nostro campo visivo sono figure ermetiche, estreme, come intagliate nell’opale con la precisione di un bisturi, dipinte nelle corpose tonalità dell’encausto e degli smalti orientali. In realtà sono sagome sceniche, raggelate in una loro funerea bellezza – specchio di una drammaturgia drogata, larvatamente lasciva – dialoganti attraverso i rispettivi ritratti: la donna è un’entità interamente calata in una sua sostanza metafisica, contrapposta a quella dell’uomo, la cui identità viene paradossalmente definita attraverso il ribaltamento di sé nel suo sosia. Ma è un reale raccontato dalla mente. L’attitudine della lingua di comporre continue strategie di trasmutazione ci restituisce non la rappresentazione del reale, ma ciò che la pellicola fotografica, spostandosi, ha impressionato: una visione virtuale, già passata nei filtri del dispositivo ottico. L’intento è puntare una torcia allusiva su un tema indicibile, su una irrimediabile perdita: siamo di fronte a un’alta teatralizzazione del tema del Congedo, di un tramonto, s’indovina, cruciale… quale tramonto? Quello della Parola, della Poesia stessa? Quello, insostenibile, della Bellezza? E la Bellezza, non è da sempre corteggiata dalla Morte? Corrono sullo stesso binario l’esperienza estetica espressa nel suo pieno svolgimento erotico e la celebrazione, nel suo interno, di una totale aporia patita dal poeta nella profondità dell’essere. Quando due contrari si scambiano le parti, contagiandosi a vicenda, scatta l’allarme. E’ la Maschera che sanguina da mille ferite ricevendo impulso da ciò che è stato densamente vissuto, o è il Sosia che fissa l’altro da sé nella sembianza sfingea di un ritratto? Ma è concepibile, infine, dopo un tramonto, una rinascita? è la domanda che la parola poetica rivolge a se stessa attraverso un percorso tortuoso, spiraliforme, che s’allunga per l’intero libro, un percorso straziato da forze contrapposte, da corde tese allo spasimo che lacerandosi in molecole virulente, dolorose, producono insensatezza, delirio. È il lutto della parola. E’ la parola che manca a se stessa, perché già appassita, perché deprivata di linfa vitale, come la composizione di fiori secchi cui il titolo allude. È la tensione dialogica tra due entità specularmene specchianti, dove ognuna funziona come emanazione ipostatica dell’altra. Dinanzi a questa parola, o meglio, a ciò che resta della parola, il poeta non può che contemplarne l’immagine come un amante esicasta. Eppure, in qualche modo, il dialogo permane, oltre il silenzio della parola, oltre l’assenza delle figure, ricreandosi di continuo, nonostante il lungo arco di tempo in cui il poema, per volontà del suo stesso autore, è rimasto sepolto: ben 25 anni! ma oltremodo vitale fino a oggi.
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UNA POESIA INEDITA di Sandra Evangelisti

Vuole un amore semplice
per tutto uguale come l’ antico:
pesca , mimosa e fiori d’arancio
molto nostrano e prevedibile.
Sì, la passione per quadri d’epoca,
più trasgressivi ma in bianco e nero.
E un desiderio vissuto in disparte
dentro respiri ovattati di luce.
Nel pomeriggio calava quel sole
sfiorando l’alba di nuova vita.
Non può permettere al sole di nascere.
Chi cade d’inverno
non trova l’estate.
Piccolo mondo lasciato in disparte
piccola casa nascosta nel cuore.

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UNA POESIA INEDITA di Sandra Evangelisti

Di poche parole,
parlavi con versi dipinti sul viso.
Rivedo un sorriso
e occhi chiari che bucano l’aria
confusi col cielo.
La voce calda come fuoco amico
non teme la sera ed il freddo.
Se ora ti parlo e prima ho taciuto
è per paura del buio.
Quando il sole di un padre
illumina il cuore il figlio non trema.
Ma se il sole scende e poi cessa,
il cuore diventa di ghiaccio.
La madre seduta chinava la fronte
e bianca ha guardato nel vuoto.
Un figlio che porta i tuoi occhi
e l’altro la voce ed il tono.
Vogliamo pensare che tu non sia sceso nel buio.
Ma siamo di carne e il vuoto ci prende la forza.
Sospeso il tuo canto alle sponde del fiume
non cessa di amare la vita.
La Sposa non ferma il respiro d’amore.
Se il Cielo ti accoglie
il canto rimane e ti culla.
Se guardo nel vuoto
è perché quando ho provato a cantare
non ho avuto parola.
Ma ora ripenso alla terra
alla bocca socchiusa.

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UNA POESIA INEDITA di Sandra Evangelisti

Avrei dovuto sapere che sei vino
e che il vino col pane produce la vita.
Ma quando ho versato acqua nel calice
si è fatta rossa di sangue
e ho avuto paura.
Avrei dovuto sapere che sei padre
e che un padre ama i suoi figli,
ma se non sono una madre
non conosco il sapore del latte dei gigli.
E se sapevo che avevi una moglie
pensavo che io non lo sono
e avrei voluto avere marito.

Ma se ho perso la testa del tutto
è per via del fatto che un uomo così nasce solo una volta
e che quando lo guardi negli occhi ti acceca.
E quando ho udito il canto della Sirena
ho creduto di potere impazzire.
Ma se ho sperato che il sogno potesse durare
ho anche cercato di farlo svanire.
E per punire il mio essere donna
ho calpestato l’amore.

E se ho pensato che un uomo così potesse essere mio
vuole anche dire
che sono una folle che non misura la realtà
a passi di donna ma vola fra gli angeli.
La vita è dura per chi non ha scudo
e potere di terra.
Ma se l’amore è infinito
allora il canto d’amore
non muore
e se non muore riporta la vita
a dimora di terra
e nell’ Uomo.

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UN POEMETTO INEDITO di Sandra Evangelisti. Atto III(la resa ed il conto)

Sono stanca e non son ricca,
per ripicca getto la presa.
E se avessi in mano picche
non mi sarei arresa.
Quando ho visto l’alba offesa
ho pensato a una caduta di forze.
Ma prendendo in mano il cuore
ho capito che batte,
e stringendo anche più forte
ho sentito che l’offesa non dura
e la resa si è fatta ancora più dolce.
Se mi arresto per un momento
vedo il tuo viso
e se penso al tuo sorriso
si illumina il viso.
Ma se so che sei lontano e non posso cercarti
niente può fermare l’angoscia che sale.
E se questo farneticare non ti sorprende
perchè pensi che nulla mi possa ferire,
devi sapere che ho vissuto la vita
dietro ad un sogno:
ritrovare il Padre che credevo perso
e non ho mai avuto.
E se quando ho creduto di averlo l’ho visto morire,
ho pensato che anch’io avrei dovuto morire.
E se anche ho lottato per il lavoro
e bisogna lavorare per vivere
per lavoro non si deve morire.
E se tu, Paola, mi ascolti
fai battere ancora il tuo cuore
perché se penso che ti ho visto soffrire
e non ho fatto nulla per te,
allora tutto ciò che vivo e che sono
non ha più peso:
Paola, ti prego, respira.
Se domani vengo al lavoro
voglio sapere che vivi.
Ma se sono Sandra -e aléxein vuol dire proteggere
e anèr è l’uomo-
e se anche dopo che è morto mio padre
nessuno mi protegge,
Dio mi protegge.
Quando Mosè si presentò al Faraone
e il Faraone gli chiese “Chi ti manda?”,
Mosè rispose: “Nessuno mi manda”.
E se anche non sono nessuno,
“nessuno” nella Bibbia è il nome di Dio.
E nessuno è il nome di Ulisse.
Ne ipse solum : non solo se stesso.
Oud eis : colui che viaggia.
Il sanscrito nirvana: la dissolvenza di sé

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UN POEMETTO INEDITO di Sandra Evangelisti.Atto II

Non c’è gioia senza meraviglia:
se la figlia ha lottato per un padre
non può amare per davvero.
Sarà preda dell’oscuro desiderio
di star bene accoccolata nel suo sogno.
Esser donna e vedere il fondo del bicchiere
per gettarsi nell’onda del destino:
questa la sfida.
Se Mistral ha paura di annegare
non saprà cos’è l’odore del mare
e i lamponi saranno
sconosciuti avvisatori
di un colore mai vissuto.
Ma se tu Mistral sei Giulia,
non pensare di valere meno
del nome che tu porti.
Vanne fiera e diventa
Imperatrice di te stessa.
E se credi che il Coniglio della Fiaba
e il cappello variopinto per Alice
siano meno dei Leoni di Venezia,
allora àrmati di penna
e dimostra la tua giusta quotazione.
Senza scudo più del nome
ed il velo del capello
la Dimora del mio tempo non sarà sospesa.
Da Selene diverrò Teodora
per saggezza e per diritto
sposa del suo tempo.
Senza feudi e senza onori
ed armata di pazienza
-non di gloria-
ma pur sempre grande nell’amore
(non ha quota la stella del poeta….)

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UN POEMETTO INEDITO di Sandra Evangelisti. Atto I

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I

Prendo atto della triste realtà
e mi arrendo all’evidenza della resa
pur sapendo che il prezzo del ricatto
è più alto del possibile riscatto,
e sapendo che ignorando il comune senso del possesso
ma ripresa nel vigore dell’eccesso

sarò libera di andare

per la strada che

mi pare………

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