UN POEMETTO INEDITO di Sandra Evangelisti. Atto III(la resa ed il conto)

Sono stanca e non son ricca,
per ripicca getto la presa.
E se avessi in mano picche
non mi sarei arresa.
Quando ho visto l’alba offesa
ho pensato a una caduta di forze.
Ma prendendo in mano il cuore
ho capito che batte,
e stringendo anche più forte
ho sentito che l’offesa non dura
e la resa si è fatta ancora più dolce.
Se mi arresto per un momento
vedo il tuo viso
e se penso al tuo sorriso
si illumina il viso.
Ma se so che sei lontano e non posso cercarti
niente può fermare l’angoscia che sale.
E se questo farneticare non ti sorprende
perchè pensi che nulla mi possa ferire,
devi sapere che ho vissuto la vita
dietro ad un sogno:
ritrovare il Padre che credevo perso
e non ho mai avuto.
E se quando ho creduto di averlo l’ho visto morire,
ho pensato che anch’io avrei dovuto morire.
E se anche ho lottato per il lavoro
e bisogna lavorare per vivere
per lavoro non si deve morire.
E se tu, Paola, mi ascolti
fai battere ancora il tuo cuore
perché se penso che ti ho visto soffrire
e non ho fatto nulla per te,
allora tutto ciò che vivo e che sono
non ha più peso:
Paola, ti prego, respira.
Se domani vengo al lavoro
voglio sapere che vivi.
Ma se sono Sandra -e aléxein vuol dire proteggere
e anèr è l’uomo-
e se anche dopo che è morto mio padre
nessuno mi protegge,
Dio mi protegge.
Quando Mosè si presentò al Faraone
e il Faraone gli chiese “Chi ti manda?”,
Mosè rispose: “Nessuno mi manda”.
E se anche non sono nessuno,
“nessuno” nella Bibbia è il nome di Dio.
E nessuno è il nome di Ulisse.
Ne ipse solum : non solo se stesso.
Oud eis : colui che viaggia.
Il sanscrito nirvana: la dissolvenza di sé

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