Recensione di Marisa Papa Ruggiero a Blumenbilder(Natura morta con fiori) di Giorgio Linguaglossa

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Giorgio Linguaglossa
E’ nato a Istanbul nel 1949 e vive e Roma. Nel 1992 pubblica la sua prima opera poetica, Uccelli (Roma, Edizioni Scettro del Re) e, nel 2000, Paradiso (Edizioni Libreria Croce). Ha tradotto poeti inglesi, francesi e tedeschi tra cui Nelly Sachs e alcune poesie di Czeslaw Milosz. Dal 1992 dirige la collana di poesia delle Edizioni Scettro del Re di Roma. Nel 1993 fonda il quadrimestrale di letteratura «Poiesis» che dirigerà fino al 1997, data in cui subentreranno nella direzione della rivista anche Dante Maffìa e Luigi Reina. Nel 1995 redige e firma, con altri poeti come Dante Maffìa, Giuseppe Pedota, Lisa Stace e Maria Rosaria Madonna il «Manifesto della Nuova Poesia Metafisica», pubblicandolo nel n. 7 della rivista da lui diretta. Nel 2001, pubblica il racconto lungo Storia di Omero nel volume collettivo Via Pincherle – Modelli Narrativi a Confronto, per le Edizioni Libreria Croce. Nel 2003 pubblica il libro di saggi sulla poesia moderna, “Appunti Critici – La poesia italiana del tardo Novecento tra conformismi e nuove proposte” (Coedizione Libreria Croce – Scettro del Re). Suoi saggi sulla poesia contemporanea sono presenti in Linee odierne della poesia italiana, a cura di Roberto Bertoldo e Luciano Troisio (Torino, Quaderni di Hebenon, 2001), e nel volume “Sotto la superficie. Letture di poeti italiani contemporanei” a cura di Gabriela Fantato (Milano, Bocca, 2004). Per le edizioni Bonaccorso di Verona nel 2005 pubblica il romanzo breve Ventiquattro tamponamenti prima di andare in ufficio. Ha curato l’apparato critico del numero speciale 33 di «Poiesis» del 2006 dedicato alle traduzioni di alcuni saggi del poeta russo Osip Mandel’stam e di dieci poesie inedite del poeta russo: Il fornello a petrolio (poesie per bambini). Nel 2006 per la poesia pubblica La Belligeranza del tramonto (Faloppio, LietoColle 2006). Alcuni suoi saggi sulla poesia contemporanea sono apparsi in “Numen” del 2007, quaderno di critica edito dalla rivista di segni contemporanei «Altroverso» di Campobasso. Ha curato le presentazioni critiche dei poeti inseriti nella La poesia degli anni Novanta. Antologia (Roma, Scettro del Re 2002) Collabora in veste di critico con le riviste di letteratura contemporanea: «Polimnia», «Hebenon», «Altroverso», «Capoverso», «Nuova Marginalia» e con il sito dell’editoreLietoColle.
Sue poesie sono state tradotte in spagnolo, inglese e bulgaro. In quest’ultima lingua è stata pubblicata nel 2007 la traduzione integrale de La Belligeranza del Tramonto.
Nel 2007 è apparso il saggio “Il minimalismo, ovvero il tentato omicidio della poesia” in Atti del Convegno È morto il Novecento? Rileggiamo un secolo, per le edizioni Passigli di Firenze. Nel 2010 escono La Nuova Poesia Modernista Italiana (1980 – 2009) e il romanzo Ponzio Pilato (Milano, Mimesis, 2010) ;successivamente nel 2013 viene pubblicato da Società Editrice Fiorentina Dopo il Novecento.Monitoraggio della poesia italiana contemporanea.
Di recente pubblicazione il volume di poesia Blumenbilder(Natura morta con fiori), Passigli,Firenze, 2013.

Marisa Papa Ruggiero per Giorgio Linguaglossa

Blumenbilder – Passigli Poesia – pp.85 – febbraio 2013

Giorgio Linguaglossa concepisce il sistema poematico come un organismo iconico tridimensionale tenuto in tensione da linee-forza monitorate da un dispositivo psichico ad alta risoluzione concettuale e formale, dove s’intersecano e collidono, magneticamente, piani figurali imprevisti, lampeggiati da sequenze di forte impatto visivo accanto ad altre filtrate attraverso processi di rarefazione che ne accentuano l’effetto di sospensione straniante, tipico di certa praxis filmica da repertorio. Senonchè, la materia così elettrizzata, così visivamente intrecciata a note vivide e sature, a sapienti tagli scenici, a precipitati improvvisi nel tessuto narrativo, viene a definire, con puntuale evidenza, la precisa qualità di spazio entro cui dispiegarsi. Qui non è la narrazione a scegliere la lingua: è la lingua che crea il libro, un libro che percorre suoi itinerari inesplicabili dove non sono rintracciabili le normali coordinate dello spazio e del tempo. Vi agiscono tinte complesse, dalle mille anime in conflitto tra loro, figurazioni cifrate, phantasmatiche sulle corde sensuali e malinconiche di un valzer o di una sinfonia mozartiana. I personaggi che entrano nel nostro campo visivo sono figure ermetiche, estreme, come intagliate nell’opale con la precisione di un bisturi, dipinte nelle corpose tonalità dell’encausto e degli smalti orientali. In realtà sono sagome sceniche, raggelate in una loro funerea bellezza – specchio di una drammaturgia drogata, larvatamente lasciva – dialoganti attraverso i rispettivi ritratti: la donna è un’entità interamente calata in una sua sostanza metafisica, contrapposta a quella dell’uomo, la cui identità viene paradossalmente definita attraverso il ribaltamento di sé nel suo sosia. Ma è un reale raccontato dalla mente. L’attitudine della lingua di comporre continue strategie di trasmutazione ci restituisce non la rappresentazione del reale, ma ciò che la pellicola fotografica, spostandosi, ha impressionato: una visione virtuale, già passata nei filtri del dispositivo ottico. L’intento è puntare una torcia allusiva su un tema indicibile, su una irrimediabile perdita: siamo di fronte a un’alta teatralizzazione del tema del Congedo, di un tramonto, s’indovina, cruciale… quale tramonto? Quello della Parola, della Poesia stessa? Quello, insostenibile, della Bellezza? E la Bellezza, non è da sempre corteggiata dalla Morte? Corrono sullo stesso binario l’esperienza estetica espressa nel suo pieno svolgimento erotico e la celebrazione, nel suo interno, di una totale aporia patita dal poeta nella profondità dell’essere. Quando due contrari si scambiano le parti, contagiandosi a vicenda, scatta l’allarme. E’ la Maschera che sanguina da mille ferite ricevendo impulso da ciò che è stato densamente vissuto, o è il Sosia che fissa l’altro da sé nella sembianza sfingea di un ritratto? Ma è concepibile, infine, dopo un tramonto, una rinascita? è la domanda che la parola poetica rivolge a se stessa attraverso un percorso tortuoso, spiraliforme, che s’allunga per l’intero libro, un percorso straziato da forze contrapposte, da corde tese allo spasimo che lacerandosi in molecole virulente, dolorose, producono insensatezza, delirio. È il lutto della parola. E’ la parola che manca a se stessa, perché già appassita, perché deprivata di linfa vitale, come la composizione di fiori secchi cui il titolo allude. È la tensione dialogica tra due entità specularmene specchianti, dove ognuna funziona come emanazione ipostatica dell’altra. Dinanzi a questa parola, o meglio, a ciò che resta della parola, il poeta non può che contemplarne l’immagine come un amante esicasta. Eppure, in qualche modo, il dialogo permane, oltre il silenzio della parola, oltre l’assenza delle figure, ricreandosi di continuo, nonostante il lungo arco di tempo in cui il poema, per volontà del suo stesso autore, è rimasto sepolto: ben 25 anni! ma oltremodo vitale fino a oggi.
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2 commenti

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2 risposte a “Recensione di Marisa Papa Ruggiero a Blumenbilder(Natura morta con fiori) di Giorgio Linguaglossa

  1. Ringrazio Marisa Papa Ruggiero per l’alta qualità del suo repertorio critico e per l’intelligenza con cui andata all’interno della formazione delle “metafore tridimensionali” della poesia di “Blumenbilder”. Un grazie anche a Sandra Evangelisti che ne ha permesso la pubblicazione.
    Giorgio Linguaglossa

  2. Caro Giorgio Linguaglossa,
    è un piacere ospitare la tua poesia.
    La tua opera è frutto della unione naturale, ma anche profonda e consapevole nella tua persona dello studioso, dello scrittore e poeta, del linguista e del filosofo.
    Voglio dire che sei un’artista completo perché riesci a fare coesistere nel pensiero e nella scrittura queste dimensioni spesso in contrasto: la dimensione inconscia della creazione e quella razionale del ragionamento critico, storico e filosofico.
    In questo modo nella tua parola di poeta è possibile ritrovare una tridimensionalità e quindi il collocamento del dicorso poetico nello spazio, nel tempo e nella storia, cosa non facile in questa epoca segnata da un forte egocentrismo anche in campo artistico.
    In questa collocazione a pieno spazio della parola poetica, credo che stia la cifra significante della tua scrittura.Una scrittura del tutto originale, così come il tuo pensiero e il tuo lavoro di studioso.
    A tale proposito cito un passo da “Il Principe” di N.Machiavelli, Cap. 6, par. 5:
    “E debbasi considerare come
    non è cosa più difficile a trattare, né più dubia a riuscire,
    né più pericolosa a maneggiare, che farsi capo ad introdurre
    nuovi ordini. Perché lo introduttore ha per nimici
    tutti quelli che delli ordini vecchi fanno bene, et ha tepidi
    defensori tutti quelli che delli ordini nuovi farebbono
    bene. La quale tepidezza nasce, parte per paura delli avversarii,
    che hanno le leggi dal canto loro, parte dalla incredulità
    delli uomini; li quali non credano in verità le
    cose nuove, se non ne veggono nata una ferma esperienza”
    Dunque, caro Giorgio, felice continuazione del tuo ottimo lavoro.
    Sandra Evangelisti