Giudizio critico di Ninnj Di Stefano Busà su Sandra Evangelisti

Un rapido susseguirsi d’immagini e di momenti che mostrano l’agile profilo semantico di questa poetessa.
Sandra Evangelisti fa sua la ricercatezza di certe sfumature amorose per dire io vivo, io sento intensamente l’amore, la nostalgia, il rimpianto per un tempo che si divarica e si allontana interferendo sulla storia di ognuno come un lampo nella carne viva.
Una forza straordinaria di smarrimento e di stupore trascina l’autrice in un vortice di erotismo che lascia una carica emotiva intensa: ” Appoggia la testa/ sul nido di carne che dona la vita.” Bellissimi i due ultimi versi: “Vorrei tenerti qui per sempre/ così non potrai più morire.” La raccolta raccoglie senza frantumazione episodi, memorie, occasioni, di grande limpidezza, fa sua la gamma personale dei suoi episodi di luce, delle suggestioni, nelle quali l’incanto e lo smarrimento creano atmosfere e sospensioni in una orchestrazione che fa vibrare il sogno, dove l’intimistico e serrato ritmo si propaga, uniformandosi al sentimento in un luminoso assolo. Questa raccolta è notevole per improvvise aperture semantiche e per la ricercata armonia dei suoi versi.

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1 Commento

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Una risposta a “Giudizio critico di Ninnj Di Stefano Busà su Sandra Evangelisti

  1. Una calibrata e misuratissima elaborazione stilistica caratterizza la raccolta di Sandra Evangelisti. Al di là di un tono e di un linguaggio apparentemente ipotonico e discorsivo queste poesie in metro libero appaiono organizzate secondo una architettura interna fitta di richiami e collegamenti (di parole, di temi, di figure retoriche, di assonanze immaginifiche, di somiglianze) tra poesie contigue e tra singoli componimenti di diverse sezioni che formano un complesso macrotesto nel cui centro si ripete la condizione dell’«io» scentrato e defenestrato al centro del «cosmo», privo di una patria, di una città, di una dimora. siamo entrati nell’universo post-cibernetico («il baricentro del cosmo è dovunque»), il viaggio dell’«io» è un cosmico nomadismo, lo spazio è diventato un iperspazio, la volta stellata un Dedalo a cielo aperto dove l’indirezione regna sovrana. Particolare attenzione deve essere posta sulla marionettizzazione delle esperienze «signficative» degli umani (ma esistono esperienze significative nel macrocosmo di Sandra Evangelisti?), in realtà, le uniche esperienze qui in vigore sono le esperienze denaturate, le esperienze sentimentali, il capovolgimento delle esperienze reali, il mondo all’incontrario di bahtiniana memoria viene qui rivissuto e riportato in auge con l’ausilio di una ironia socratica-fumiste.
    È dominante il tema dell’«io» – gonfiato a dismisura e subito dopo sgonfiato – (l’Egosfera) declinato nelle modalità di ente generico e di singolo. La ripresa del topos della linea neocrepuscolare è chiara nei riferimenti e nel fitto fraseggio sintagmatico.
    La forma delle poesie in metro libero si rivela qui particolarmente felice per la capacità che ha il fraseggio di aderire al corso delle illustrazioni tematiche con la naturalezza di un vestito linguistico particolarmente sobrio e linguisticamente duttile. I titoli sono particolarmente istruttivi della intenzionalità poetica dell’autore.