Archivi del mese: settembre 2016

“Solfeggio” di Maria Antonia Maso Borso, Biblioteca dei Leoni, 2014, recensione di Sandra Evangelisti

Il solfeggio è la disciplina mediante  la quale si impara a leggere ad alta voce uno  spartito, e quindi la musica, riservando ad ogni nota il giusto tempo, la lunghezza ed il colore.

Questa raccolta di versi di Maria Antonia Maso Boso ci parla delle vicende della vita dell’autrice in modo musicale , proprio come se ogni parola avesse una sua dimensione in musica, e ogni verso fosse il rigo di uno spartito. E lo spartito con le sue righe, le sue fughe, le sue pause è la vita stessa dell’autrice. Mentre il “Notturno” diventa un canto corale, si potrebbe dire che qui invece siamo all’inizio dell’esperienza di composizione di poesia, come anche il solfeggio è la materia che nello studio della musica si affronta per prima. Allora ogni lirica si riferisce ad un momento preciso nel tempo e nello spazio della vita dell’autrice. La prima lirica “Punteggiatura “sembra un gioco di parole, ma unisce i due mondi della musica e della poesia paragonando i segni grammaticali della scrittura ad altrettanti segni e note della musica.

In questo testo si parla di un amore concreto, che è venuto a mancare. Poi l’autrice ritorna alla vita passata e con questa ai luoghi della giovinezza(Alba a Milano; La casa dei nonni). C’è la descrizione di personaggi politici seguiti in televisione, fatta sempre con un pizzico di ironia. E con ironia anche la ricerca di un editore a cui affidare le proprie creature letterarie(Formato tascabile). Poi anche incontriamo momenti di vita quotidiana descritti attraverso gli oggetti che formano un’abitazione, ad esempio la descrizione del “Comignolo”, rosa. “Potessi come lui restare immota/sull’orlo degli eventi/a riflettere il sole/….” Alla fine la vita vince sempre e con lei l’amore.”Eppure il sole tornerà/l’ombra sarà sconfitta/e tutto parrà nuovo e sorridente/in cielo e nel cervello della gente//Ad onta del crudele saliscendi/l’uomo nella sua essenza/non è mai perdente.”

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Maria Antonia Maso Borso “Notturno”, Biblioteca dei Leoni, 2015_Recensione di Sandra Evangelisti

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Questa raccolta di poesie di Maria Antonia Maso Borso è stata giustamente definita un Canzoniere d’amore. Le poesie sono tante ed ispirate ad un unico soggetto d’amore, un uomo più giovane della poetessa e come lei poeta. Ma proprio per via della comune passione l’autrice ci dice “Mai così lunga fonte/da un unico soggetto”.
Una fonte tempestosa che così come porta grande gioia quando il soggetto è vicino e riscalda la vita, porta anche grande dolore quando la poetessa non ha accanto a sé l’amato. Percorrendo tutta la raccolta noto un bellissimo e sapiente passaggio dall’”io” soggetto delle prime poesie al “tu “dei versi successivi, e alla fine ad un “noi” corale.
Poesia apparentemente semplice e spontanea, carica di emozione e commovente, la poesia di Maria Antonia Maso Borso è invece un’opera di fine cesellatura del verso e della parola. Ci trascina in un continuo salire e discendere del sentimento per oltre centocinquanta pagine di espressione dell’emozione, tanto che una volta iniziata la lettura è quasi impossibile non percorrere insieme a lei questo cammino, in parte doloroso, ma per la maggior parte anche gioioso. Forse l’autrice ci vuole dire che comunque anche se non pienamente ricambiato l’amore è nutrimento per l’anima e per la vita, è sempre vicenda positiva che va vissuta fino in fondo, ed ha sempre una natura buona e gioiosa.
Questo Canzoniere è percorso da una vena di ironia, da un sapersi prendere in giro come per gioco che allenta la tensione emotiva, quando è troppa.
“Le tue, le mie emozioni/confuse nel lucido specchio della poesia/che supera i confini del reale/…”: qui troviamo la passione comune. “Eppur tanto mi piaci…./”ecco i momenti di leggerezza(ricordano i versi latini di Catullo). Poi la fatica di sostenere una forte passione: “Ripete qualche amico “stai serena”/come se a un tale/caduto dentro il fuoco/si potesse dire “non scottarti”.//” Poi un passaggio al “noi “che l’autrice ritrova con gli interessi in comune: “Un solo istante per ritrovare un “noi”/ sugli stessi sentieri/..” E comunque c’è la consapevolezza che anche se non completamente ricambiato il sentimento va sempre visto in un’ottica positiva, insomma l’amore anche non corrisposto è sempre un bene.
“Ci sia data la gioia del dolore/e la spina più aguzza della gioia./ci sia dato, per tutto, dire grazie.”
Io ringrazio l’autrice per questa esplosione di gioia , di emozioni e di colori sapientemente accostati che ci ha voluto donare. Fanno bene al cuore. Di tutti.

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MARIO LUZI TRA POESIA E VITA

II

Tutta l’opera di Mario Luzi è attraversata ed è esempio di impegno civile e sociale.
Fin dalla “Barca”1935, da “Avvento notturno “e “Un brindisi “nonostante la poesia di Luzi sia definita come esempio dell’ermetismo fiorentino, tuttavia è una poesia corale, espressione della realtà di quel tempo e alla realtà saldamente ancorata. Luzi si ferma spesso a descrivere gruppi di fanciulle, la sua attenzione è proiettata sulla figura femminile, anche e soprattutto quella materna. “Le ragazze alla finestra annerita/con lo sguardo verso i monti/non sanno finire d’aspettare l’avvenire./Nelle stanze la voce materna è bella…../”Lo sguardo del poeta non è soggettivo, ma collettivo.
Arriviamo poi alla poesia “Presso il Bisenzio”, da “Nel magma”. Qui il poeta non è in compagnia degli amici, ma sembra solo nell’oscurità e così intreccia un dialogo con un gruppo di viandanti che gli chiedono se si è bruciato “al fuoco della lotta “La risposta di Luzi è fondamentalmente “Lavoro anche per voi, per amor vostro”, ovvero riferendosi alla poesia e al suo stretto legame con il tessuto sociale, egli vuole dirci che quando scrive lo fa anche per gli altri, per tutte le creature.
In “Al fuoco della controversia”, l’impegno sociale di Luzi è più esplicito, soprattutto nel quinto poema che fa parte della raccolta: “Muore ignominiosamente la Repubblica”,
ispirato agli anni di piombo del terrorismo e alla morte di Aldo Moro, dalla quale il poeta rimase profondamente colpito. In tutto questo c’è spazio per la carità, che il poeta ritiene la massima delle virtù cristiane. In “Frasi e incisi di un canto salutare”, egli immagina la figura dell’angelo che vola sui frammenti del mondo distrutto dalla guerra portando negli occhi la carità.
“Di che era maceria
quel silenzio
-della storia dell’uomo-
perfino della sua memoria…”
Mario Luzi, infine, in omaggio e a riconoscimento all’impegno civile che in maniera diversa ma continua percorre tutta la sua lunga attività di scrittore e la sua vita, viene nominato Senatore della Repubblica Italiana, nell’ottobre del 2004.

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APPUNTI DI SANDRA EVANGELISTI SULLA DIMENSIONE RELIGIOSA IN MARIO LUZI E IN FRANCO FORTINI , prima parte

LA RELIGIONE E L’IMPEGNO CIVILE NELLA POESIA DI MARIO LUZI E DI FRANCO FORTINI

Per redigere questi appunti faccio riferimento al volume “Conversazioni a Firenze “a cura di Andrea Spini, Edizioni Polistampa, Firenze, 2008, al saggio “Mario Luzi oggi “a cura di Uberto Motta, Edizioni Interlinea, 2008, al volume “Tutte le poesie “di Franco Fortini, Mondadori, 2014 , a “Le poesie che hanno cambiato il mondo”BUR, 2007 a cura di Daniele Piccini, e a “Autoritratto “di Mario Luzi, Garzanti ,2007

I
“Non per l’amore degli antichi dei/né per il nostro ma difendeteci./Tutto è ormai un urlo solo./Anche questo silenzio e il sonno prossimo” Franco Fortini da “Composita solvantur”
“Infine /crolla su se medesimo il discorso,/si sbriciola tutto/in un miscuglio/di suoni, in un brusio./Da cui/pazientemente/emerge detto/il non dicibile /tuo nome. Poi il silenzio,/quel silenzio si dice è la tua voce. “da Mario Luzi “Dottrina dell’estremo principiante”

Tutta la poesia di Mario Luzi, da “La barca”(1935) a “Dottrina dell’estremo principiante”(2004) è intrisa di religiosità. Luzi nelle “Conversazioni a Firenze “dice una cosa particolarmente interessante e cioè che per lui la religione è “riconoscimento”, cioè è innata nella persona, si crede o non si crede, ed il luogo principe del credere è la famiglia, in questo caso per Luzi la figura della madre.
Franco Fortini riceve un’educazione protestante e valdese a partire dai diciotto anni, ma al di fuori della famiglia. La differenza principale fra dottrina protestante e cattolica è la natura dell’Eucarestia, se sia cioè o meno corpo e sangue di Cristo, o un semplice simbolo. Fortini dice che per i protestanti il Cristo dell’ostia consacrata, non è che un simbolo attorno al quale si raduna la Comunità, per lui invece è più coerente agli avvenimenti del cristianesimo una natura carnale dell’Ostia come corpo del Signore. Anzi Fortini dice proprio che la natura simbolica dell’Eucarestia, è ciò che l’ha allontanato di più dal protestantesimo. Il Cristo dei fondamenti del cattolicesimo è molto più vicino all’uomo e alla sua sofferenza, che non la figura indicata nel protestantesimo.
Fortini era socialista e cristiano, poi divenendo marxista soffocò un po’ questa sua dimensione religiosa, cercando di riportare ogni cosa alla visione comunista e politica della realtà. Luzi nei primi anni del suo impegno letterario e sociale, pubblicò un paio di liriche su “Frontespizio”, una rivista cattolica e diretta da Papini.
Nelle “Conversazioni “ci dice, però, che questo non è da collegare ad una precisa scelta politica, ma semplicemente era la rivista nella quale pubblicavano anche i suoi amici poeti, Lisi e Betocchi. Ma dopo la pubblicazione di un paio di liriche su “Frontespizio”, proprio perché aveva assunto le caratteristiche di rivista esponenziale dell’ associazionismo cattolico, non volle più pubblicare.
Fortini ci dice come il marxismo italiano dimenticava del tutto di parlare delle dimensioni più propriamente umane e singolari del dolore e della sofferenza, dell’infanzia e della vecchiaia, che invece erano a lui care come tema da affrontare.
Di Luzi si è detto spesso che è “petrarchista”, e quindi un poeta fondamentalmente
Lirico, che canta le vicende dell’”io”. Luzi risponde all’obiezione dicendo che in realtà fin dalla prima raccolta la sua poesia è stata un canto corale, più che personale. Ne La barca infatti ci sono momenti in cui l’individuo si perde nella descrizione di momenti storici vissuti tutti insieme e così anche la preghiera diventa corale e non solitaria. Questo dare voce al “noi”, rappresenta già un modo concreto di impegno civile.
Luzi manifesta in modo esplicito la sua visione religiosa del mondo creaturale con “Su fondamenti invisibili”, scritto negli anni sessanta, dopo un viaggio in India. E anche nelle poesie scritte durante il periodo del terrorismo degli anni ‘80(Al fuoco della controversia)
“Muore ignominiosamente la Repubblica….”
Franco Fortini ci dice (nelle Conversazioni)di preferire il cattolicesimo di Dante, ad altre posizioni religiose. In Dante il simbolo diventa allegoria. E l’allegoria di Dante piace molto a Fortini. Nell’allegoria l’essere umano non è simbolo, ma figura (Auerbach).
Massimo esempio è la figura di Catone nella Divina Commedia. Catone è unità di quello che è stato in vita con quello che sarà dopo, alle porte del Purgatorio, una figura concreta, non il simbolo che rimanda a ciò che è diverso dal sé.

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