APPUNTI DI SANDRA EVANGELISTI SULLA DIMENSIONE RELIGIOSA IN MARIO LUZI E IN FRANCO FORTINI , prima parte

LA RELIGIONE E L’IMPEGNO CIVILE NELLA POESIA DI MARIO LUZI E DI FRANCO FORTINI

Per redigere questi appunti faccio riferimento al volume “Conversazioni a Firenze “a cura di Andrea Spini, Edizioni Polistampa, Firenze, 2008, al saggio “Mario Luzi oggi “a cura di Uberto Motta, Edizioni Interlinea, 2008, al volume “Tutte le poesie “di Franco Fortini, Mondadori, 2014 , a “Le poesie che hanno cambiato il mondo”BUR, 2007 a cura di Daniele Piccini, e a “Autoritratto “di Mario Luzi, Garzanti ,2007

I
“Non per l’amore degli antichi dei/né per il nostro ma difendeteci./Tutto è ormai un urlo solo./Anche questo silenzio e il sonno prossimo” Franco Fortini da “Composita solvantur”
“Infine /crolla su se medesimo il discorso,/si sbriciola tutto/in un miscuglio/di suoni, in un brusio./Da cui/pazientemente/emerge detto/il non dicibile /tuo nome. Poi il silenzio,/quel silenzio si dice è la tua voce. “da Mario Luzi “Dottrina dell’estremo principiante”

Tutta la poesia di Mario Luzi, da “La barca”(1935) a “Dottrina dell’estremo principiante”(2004) è intrisa di religiosità. Luzi nelle “Conversazioni a Firenze “dice una cosa particolarmente interessante e cioè che per lui la religione è “riconoscimento”, cioè è innata nella persona, si crede o non si crede, ed il luogo principe del credere è la famiglia, in questo caso per Luzi la figura della madre.
Franco Fortini riceve un’educazione protestante e valdese a partire dai diciotto anni, ma al di fuori della famiglia. La differenza principale fra dottrina protestante e cattolica è la natura dell’Eucarestia, se sia cioè o meno corpo e sangue di Cristo, o un semplice simbolo. Fortini dice che per i protestanti il Cristo dell’ostia consacrata, non è che un simbolo attorno al quale si raduna la Comunità, per lui invece è più coerente agli avvenimenti del cristianesimo una natura carnale dell’Ostia come corpo del Signore. Anzi Fortini dice proprio che la natura simbolica dell’Eucarestia, è ciò che l’ha allontanato di più dal protestantesimo. Il Cristo dei fondamenti del cattolicesimo è molto più vicino all’uomo e alla sua sofferenza, che non la figura indicata nel protestantesimo.
Fortini era socialista e cristiano, poi divenendo marxista soffocò un po’ questa sua dimensione religiosa, cercando di riportare ogni cosa alla visione comunista e politica della realtà. Luzi nei primi anni del suo impegno letterario e sociale, pubblicò un paio di liriche su “Frontespizio”, una rivista cattolica e diretta da Papini.
Nelle “Conversazioni “ci dice, però, che questo non è da collegare ad una precisa scelta politica, ma semplicemente era la rivista nella quale pubblicavano anche i suoi amici poeti, Lisi e Betocchi. Ma dopo la pubblicazione di un paio di liriche su “Frontespizio”, proprio perché aveva assunto le caratteristiche di rivista esponenziale dell’ associazionismo cattolico, non volle più pubblicare.
Fortini ci dice come il marxismo italiano dimenticava del tutto di parlare delle dimensioni più propriamente umane e singolari del dolore e della sofferenza, dell’infanzia e della vecchiaia, che invece erano a lui care come tema da affrontare.
Di Luzi si è detto spesso che è “petrarchista”, e quindi un poeta fondamentalmente
Lirico, che canta le vicende dell’”io”. Luzi risponde all’obiezione dicendo che in realtà fin dalla prima raccolta la sua poesia è stata un canto corale, più che personale. Ne La barca infatti ci sono momenti in cui l’individuo si perde nella descrizione di momenti storici vissuti tutti insieme e così anche la preghiera diventa corale e non solitaria. Questo dare voce al “noi”, rappresenta già un modo concreto di impegno civile.
Luzi manifesta in modo esplicito la sua visione religiosa del mondo creaturale con “Su fondamenti invisibili”, scritto negli anni sessanta, dopo un viaggio in India. E anche nelle poesie scritte durante il periodo del terrorismo degli anni ‘80(Al fuoco della controversia)
“Muore ignominiosamente la Repubblica….”
Franco Fortini ci dice (nelle Conversazioni)di preferire il cattolicesimo di Dante, ad altre posizioni religiose. In Dante il simbolo diventa allegoria. E l’allegoria di Dante piace molto a Fortini. Nell’allegoria l’essere umano non è simbolo, ma figura (Auerbach).
Massimo esempio è la figura di Catone nella Divina Commedia. Catone è unità di quello che è stato in vita con quello che sarà dopo, alle porte del Purgatorio, una figura concreta, non il simbolo che rimanda a ciò che è diverso dal sé.

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