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DOVE VA LA POESIA CONTEMPORANEA? Intervista a Giorgio Linguaglossa di Daniele Santoro

GIORGIO L  Poeta e narratore, Giorgio Linguaglossa esercita da anni, con non minore interesse, una considerevole attività critica, tanto acuta quanto eversiva e dissacratoria; attività che ha trovato in passato il suo organo di “partito” nello storico quadrimestrale «Poiesis», da lui fondato e diretto dal 1993 al 2005, e che continua tutt’oggi attraverso collaborazioni a diverse riviste letterarie e pubblicazioni varie. Lo fa con la consapevolezza di chi ama la poesia incondizionatamente e non accetta di vederla asservita, come pure accade, a becere logiche di potere editoriale e alle mode del momento, manco fosse un prodotto soggetto a mercificazione. Di qui le sue battaglie, le sue accanite lotte, le sue «azioni di guerriglia e di disturbo delle istituzioni poetico-letterarie, delle loro retrovie come anche delle posizioni di punta delle poetiche egemoni», come scrive in un suo corposo libro dal titolo Appunti critici. La poesia italiana del tardo Novecento tra conformismi e nuove proposte (Libreria Croce, Roma 2003).

In occasione della uscita del suo nuovo volume di saggi La Nuova Poesia Modernista Italiana (1980 – 2010) Roma, EdiLet, 2010, abbiamo pensato di raccogliere direttamente dalla sua voce cosa pensa della poesia e di altrettante interessanti questioni intorno al fare poetico. Continua a leggere

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Renzia D’Incà,”Bambina con draghi”,Biblioteca dei Leoni,2013 nota di lettura di Sandra Evangelisti

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La poesia di Renzia D’Incà mi ha colpito, in questo suo recente lavoro, per la forza e la capacità di incidere e scolpire come uno scalpello nella pietra.
Il ritmo del verso è incalzante ed efficace, e così anche le rime e lo studio attento nell’uso della parola. Renzia riesce così a dare forma e a fare vivere per immagini e  visioni  le sue emozioni. Sono emozioni e vissuti catartici e purificatori: la bambina affronta i draghi della figura materna e di quella paterna e li supera. Interiorizzando e fagocitando il padre e la madre, l’autrice ritorna padre e madre di se stessa, si riappropria in modo quasi alchemico(mesmerismi) della sua identità e quindi della parte femminile e di quella maschile del proprio ego. Importante l’incipit tratto dal Simposio di Platone: “Eros è un gran Demone, o Socrate: infatti tutto ciò che è demonico è intermedio fra Dio e mortale./…….E stando in mezzo fra gli uni e gli altri, opera un completamento, in modo che tutto sia ben collegato con sé medesimo”
E’ il “demone” la forza sovrannaturale che consente all’autrice di uscire da se stessa e di superare i confini imposti dagli archetipi materni e paterni, per ritornare quasi magicamente padrona della propria esistenza.

“*

adesso sei ancora tu che aspetto
mio amore infiorato solitario, polpastrello
sfiorato mio demone notturno alato?

…………

*

il passato che non tornerà più, quel passato là
il presente che lo ripete senza far finta di niente
Tu mia ombra da decrittare, quel tempo corpo im|paziente

………………”

E ancora:

“*

forse in te non è la cura che cercavo
ma la scrittura l’inconsapevole cura
il corpo a corpo con la mia (e tua)paura
non eri tu quel corpo/verso ma controfigura
…………..”

Il volume è diviso in cinque sezioni: “Affioramenti”; “Mesmerismi”; “Ipossie binarie” ; “Parricidi” e “Dell’incurabile curagione”.
Dai titoli dati alle singole parti possiamo già notare una acuta ricerca della forma e del suono della parola. Ricerca che diventa anche metrica nei singoli componimenti. Le strofe sono quasi tutte composte da tre versi con rima a volte alternata o baciata, ma comunque libera. E il verso breve proseguendo lungo il cammino alchemico di questa guarigione interiore e magica si distende, e a poco a poco si allunga quasi nel parlato verso la fine.
E’ una poesia di ricerca, secca, musicale ed evocativa.
Sicuramente ci regala un’armonia nuova ed unica. E ascoltandola magicamente può evocare anche il nostro personale “demone” e portarci a ritrovare la nostra identità più nascosta e autentica.

Renzia D’Incà è nata nel 1966 a Belluno. Si è formata presso l’Università di Pisa, città dove risiede. Giornalista dal 1985, ha collaborato con Hystrio, Rocca, Il Grandevetro, Il Tirreno e La Nazione. Lavora come consulente per enti pubblici e privati in teatro e comunicazione. Ha condotto ricerche universitarie per le riviste Ariel e Drammaturgia e svolto tutoraggio di master universitario di Teatro e comunicazione teatrale per l’Università di Pisa. Ha pubblicato in poesia: Anabasi (Shakespeare& Company, 1995), L’altro sguardo (Baroni, 1998), Camera ottica (Baroni, 2002), Il Basilisco (Edizioni del Leone, 2006, con postfazione di Luigi Blasucci), L’Assenza (Manni, 2010, con prefazione di Concetta D’Angeli). Come saggista teatrale: il volume Il teatro del cielo (Premio Fabbri 1997), Il gioco del sintomo (Pacini-Fazzi, 2002) su un’esperienza di teatro e disagio mentale, La città del teatro e dell’immaginario contemporaneo (Titivillus, 2009), Il Teatro del dolore (Titivillus, 2012), saggio voluto dalla Regione Toscana, su una esperienza ventennale di teatro e disagio mentale. Come autrice di teatro sono stati rappresentati in diverse città Ars amandi-ingannate chi vi inganna e uno studio per Passio Mariae. Collabora come performer con musicisti che hanno composto brani inediti sui suoi testi ispirati al Il Basilisco e L’Assenza.  

Sandra Evangelisti

Pubblicato su “Lankelot.eu”  il  31/12/2013

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“I quanti del suicidio” di Helle Busacca letti da Giorgio Linguaglossa

LA PRESENZA DI ÈRATO

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Helle Busacca I quanti del suicidio Elliot, Roma, pp.330 € 18.70
Helle Busacca (1915-1996) nasce in una famiglia agiata di San Piero Patti, in provincia di Messina, dopo aver trascorso parte della sua giovinezza nel paese natale, Helle si trasferì a Bergamo e successivamente a Milano insieme ai genitori. Laureata in Lettere Classiche presso la Regia Università meneghina negli anni seguenti fu insegnante di lettere in diversi licei spostandosi negli anni di città in città:Varese, Pavia, Milano, Napoli, Siena e, infine, Firenze, dove morì il 15 gennaio 1996. Le sue carte (che contengono corrispondenza, bozze e prime stesure di opere pubblicate, nonché numerosi manoscritti inediti) sono conservate in un Fondo speciale presso l’Archivio di Stato di Firenze.

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