Dell’amore – Aimer

JE AI BESOIN DE VOUS

Aimer- je ai besoin de vous.
Amore ho bisogno di te. Qui sento odio e freddo e violenza.
Ho paura dell’aria e nell’ aria a volte vorrei sciogliermi Mi mancano le tue parole I tuoi occhi diversi dai miei
La profondità del respiro la bellezza della parola Tutto quello che non so di te, tutto il desiderio che sento per la tua persona quello che non sono e che tu sei.
Non c’è luce nella mia vita e tutte le notti e tutte le lune non bastano a contenere il dolore da quando non ti vedo
Cammino come un’ombra, vivo nel rimpianto e lecco il nettare del ricordo poco alla volta perché non finisca,come bambina. Lo alimento se posso di Fantasia Mi dicono pazza. Sono una donna nuda e cieca avvolta in un velo e sussurro un canto infinito e sfinito. Non giudicarmi sfacciata perché ti ho desiderato da subito, e non pensarmi vigliacca se poi ho avuto paura -questo il limite-
Ci sono messaggeri indegni che non sanno le note del canto e che lo temono.
Cercherò la sacra Elànor cara agli dei tesse il telo della salvezza a difesa del suono che non ha fine, il Cuore del mondo: Poesia
E tu sei Canto.

…..se sei lontano non posso guardarti: gli occhi restano opachi come cenere.Vorrei anche solo poterti sfiorare le dita ogni tanto per tutto il resto del tempo

Soffio di vento olio tela 84 x 64

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Una Poesia Inedita di Sandra Evangelisti

DONNA

Sono volto insanguinato
sulla porta del mio tempo,
ventre esangue e sterile,
cimice d’asfalto,
tenebra di neve
e ghiaccio,
rivolo di sangue
che non cola
Ho sulle spalle
il dolore di ogni tempo
e di ogni terra
insieme.
Pesante e informe.
Dente di cane
incolto

Sono la tempra e il tempo
di ogni cosa e di ogni mondo
l’assalto e la tua corda,
sospesa affissa al cappio.
Ti amo e ti detesto
ti abiuro e ti rigetto,
e ti sospendo e prendo.
Sono lama d’argento e inguine
di miele e latte,
sapore di delizia
e acre spugna
d’aceto.
Inferno e paradiso
nel tuo grembo.
L’altra metà del tempo.
Abito in te.
Perché mi temi
se da me sei fatto?

Il fiume senza origine
né tempo che scorre
e ti trasporta.
Sono.
E la ferita senza nome
mai cucita
mai riempita,
né divisa.
Il mondo,
la sua origine.
La vita,
ed il Principio.
Ero al principio.
L’Origine
e la Fine.
L’Offesa e la Vendetta senza nome.

Grida il mio sangue.
Spezzato e sparso
sulla terra
e in ogni dove.
Avrà il suo nome?
L’origine ferita grida in me,
l’onta e la resa di ogni cosa.
Colpisci e affonda il nervo,
senza ragione e nome
e morirai con me e di me.
Io sono il guscio e il nome di ogni vita
e di ogni forza che qui muove
dal mio ventre,
da allora e sempre
nelle ere
e per gli eoni
Che ne sarà di me?

Ferita, offesa
percossa e più tradita
e calpestata
derisa ed umiliata
dal mio stesso sangue,
grido vendetta
e muoio per amore.
Che posso dare ancora?
Offesa e mutilata
e disprezzata
nella mia natura,
e per me stessa odiata
senza colpa
che non sia il mio sesso:
il ventre, le ossa
la pelle,
segmenti della luce
che mi porta e affanna
per portarti.

Figlio,
che cosa vuoi da me?
Non vedi. Sono morta ormai.
Coperta dal mio stesso sangue,
e per amore
della vita stessa uccisa.
Ferita,
crocifissa al muro,
appesa al fioco lume
della tua ragione.
Figlio, che cosa ne farai
di me?
Che cosa sarà poi
della tua vita
se mi uccidi?
Donna,
madre ed amante,
parte di te stesso
che rifiuti

e offendi nel nome
della razionalità
di un’esistenza
che solo in sé trova ragione
e per se stessa vive e muore.
Trenta denari
appesi
alla corda del tempo:
il prezzo del mio corpo.
E qui ne fanno scempio.

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Una poesia inedita di Sandra Evangelisti

*
Ricorda
Hai promesso
Chi penserà a te
Mi stendo metto una mano sul cuore
Sento il tuo
Mi concentro
Penso più forte
E ti sento
Non più mio
Ma vicino
Tutta l’energia del mondo passa attraverso
La porta del cuore
Ed arriva al
Bene supremo
L’energia passa dissolve
Respira ritorna
Non mollare la presa
Stringi i denti
Mio grande di tutti supremo
Fanciullo e poeta
Stringi forte le vene
Che io stringo tutto quello che resta
Fra le ossa e la pelle

*
Remember
You promised
Who will take care of you
I lie down I put a hand on the heart
I feel your
I focus
I think stronger
And I hear you
No longer my
but close
All the energy of the world passes through
The door of the heart
And arrives at
supreme good
The energy passes dissolve
breathe returns
Do not let go
Grit your teeth
My greatest of all supreme
Child and poet
Hold strong veins
I shake all that’s left
Among the bones and skin

*
recordar
prometiste
¿Quién va a cuidar de ti
Me acuesto me puse una mano en el corazón
Siento tu
me concentro
Creo más fuerte
Y te escucho
Ya no mi
pero cerca
Toda la energía del mundo pasa a través
La puerta del corazón
Y llega a
buena Supremo
La energía pasa dissolve
Respire retornos
No lo dejes ir
Apretar los dientes
Mi más grande de todos suprema
Niño y poeta
Mantenga venas fuertes
Niego todo lo que queda
Entre los huesos y la piel

Marco-Amore__Essere-o-non-essere_p

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Dedica ad un ricordo

Ombreflessuose

Quando alla sera

 le guarderai il viso,

dille che l’amo ancora una volta. 

E se  il suo sguardo ti chiederà di me.

Dille che torno, ma fallo un po’ piano.

Non farle capire che non torno più

Ombreflessuose

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Poesia

“Poesia è. Poesia non si spiega.” (Alfredo De Palchi 2014)

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Analisi del 2014

I folletti delle statistiche di WordPress.com hanno preparato un rapporto annuale 2014 per questo blog.

Ecco un estratto:

Una metropolitana a New York trasporta 1 200 persone. Questo blog è stato visto circa 4.900 volte nel 2014. Se fosse una metropolitana di New York, ci vorrebbero circa 4 viaggi per trasportare altrettante persone.

Clicca qui per vedere il rapporto completo.

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Una Poesia Inedita di Paolo Ruffilli

RINASCITA

L’origine segreta, la fessura,
la pura scaturigine, la fonte,
di un proiettarsi al meglio,
un ponte di rimbalzo al positivo.
In ciò che, all’ apparenza stante,
creduto sul punto di cessare
vivo rifiorisce per durare.
È geyser, soffione boracifero,
spumante. Per ritornare in equilibrio
dopo il getto. La vita che non giace:
l’effetto e il movimento della pace.

Paolo Ruffilli

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Recensione di Sandra Evangelisti a “IO, POEMA TOTALE DELLA DISSOLVENZA”, di Dante Maffia

C’è una contraddizione evidente nel titolo di questa opera di Dante Maffia:
“Io” e “totale” e poi lo sfumare di tutto nella dissolvenza.
L’io è un mondo particolare, l’ “IO” di Maffia, invece è ipertrofico, comprende tutto è onnivoro, totale. E questo “io” si espande per tutto lo spazio di un poema, e quindi per ben 700 pagine distendendosi in migliaia di versi. Il ritmo e il metro variano ( il poeta sembra divertirsi come se giocasse con le sillabe) continuamente ,non sono costanti , e comprendono tutte le forme della metrica italiana dal sonetto alla canzone, dall’ottava al madrigale e alla ballata, c’è la sperimentazione di tutto. C’è fantasia e improvvisazione. A volte per seguire il suo ritmo interiore il poeta inventa e modifica parole, inventa anche la forma metrica, che non è classica e rigorosa. C’è un’ operazione simile all’improvvisazione della musica jazz e blues.
“Io più non cercherò la via breve/né quella che irta sale verso il monte./Non cercherò che le bionde/tracce…..e andrò verso la neve//che senza odori infrange/ la cupola del vento/e poi la notte piange./Io non darò un lamento//a chi cammina cieco/e va verso le storie/del nero e del bieco//come fossero memorie/di guerre e di idillio./A morte gli arruffoni,/a morte il codicillio/dei rospi e dei baroni.” Imitazioni con le dita della mano (per rigurgiti a seguito di bicarbonato preso col limone) a Franco Brevini, 13
Ogni canto di questo poema ha un titolo, un sottotitolo che ne indica il ritmo o per similitudine con chiavi musicali o con una perifrasi, e poi la dedica ad una persona.
Ogni canto è diviso in sezioni. Ma più andiamo avanti nella lettura più ci rendiamo conto che mettere insieme tutte queste forme diventa una dissoluzione della forma stessa. Forse perché per creare il nuovo occorre distruggere quello che c’era prima. Ma oltre e al disopra della varietà di forma e di ritmo della parola poetica, qui c’è la vita.
L’autore mette in questi versi decisamente la propria vita. Ci sono gli affetti: la madre, la moglie, le figlie, gli amici. Ma tutto è descritto in modo integralmente reale, non ci sono giri di parole, o voli pindarici: la vita è qui profonda e cruda, nella sua bellezza e nel dolore che inevitabilmente la accompagna.Nel POEMETTO A MIA MADRE, Dante Maffia, dice : “Fu vita magra e agra, mondo privo d’ali.//Adesso dove sei col tuo dolore/consapevole e duro?”
E allo stesso modo è duro, ma forte e bello, l’incipit con la dedica agli affetti familiari:
“Io scrivo con il cuore e non col petto,
con la sapienza del tuo sorriso,
con la flessuosità dei tuoi fianchi,
con le bestemmie del Paradiso.

Scrivo e non m’importa se ci sarà una fioritura
consapevole che germogliando io muoio.
Lo sai, la morte non mi fa paura,
io sono cresciuto nello scannatoio

di chi ha creduto che ogni sua parola
sia più della Commedia e dell’Amleto.
Addio, polpa di stelle, appena sarai sola
dimentica il randagio furore del mio aceto.”

E’ significativo questo affermare di scrivere col cuore e con la sapienza del sorriso dell’amore , e poi mi ha colpito questa autodefinizione del poeta: “il randagio furore del mio aceto”.
Sì, in Dante Maffia c’è un desiderio carnale e onnivoro di vita, di tutta la vita. E’ un desiderio randagio, perché chi desidera così non ha quiete ed è continuamente alla ricerca come un animale randagio. E il desiderio randagio è acre, mangia tutto, divora tutto. Ha fame di vita, dolce ed amara. Perché alla fine è impossibile dividere nell’esperienza il bene dal male, si finirebbe per vivere a metà, riparati in una teca.
Così il poeta, assimila voracemente e traduce tutto nel suo scrivere. Bello e brutto, dolce e amaro, felicità e sofferenza, bellezza e crudeltà. Perché così è la vita nella sua totalità.
Per questo il Poema di Dante Maffia è “TOTALE”, perché dentro c’è tutto e non in termini personali, ma universali, riconoscibili da tutti. C’è l’esperienza della sua vita e ci sono le vite di tutte le persone che ha conosciuto, di tutti i personaggi che ha inventato e di tutti gli autori che ha letto, e che alla fine scrivono per il Poema la prefazione e le note critiche: Dante Alighieri, Ludovico Ariosto, Eugenio Montale e Saffo di Lesbo, Rainer Maria Rilke e Giacomo Leopardi, anche Francesco De Sanctis, e non sono elogi, ma vere e proprie ponderate analisi in cui Maffia riesce ad immedesimarsi molto bene e con fantasia nello spirito dei vari autori .
Ci sono anche le belle postfazioni in cui il poeta fa parlare i nipotini Ludovico, Ginevra e Alice.
Sento vicino a questo Poema, nel genere e nello spirito che lo animano, un’opera precedente:”La donna che parlava ai libri”, Edilet, 2011. Il libro è fatto da tante recensioni a libri di autori immaginari editi da immaginarie case editrici.
Dante Maffia ha una vasta cultura e una grande conoscenza letteraria profondamente assimilate ed inscindibili dalla sua persona e dalla sua vita e questo emerge in tutte le sue opere, e in particolare in quest’ultima, dove oltre ai contenuti la vasta conoscenza gioca anche con la forma stessa della letteratura.
A questo proposito è significativa la Premessa dell’autore a La donna che parlava ai libri.
Maffia dice che il suo sogno ricorrente, da ragazzo era quello di ritrovarsi in una grande biblioteca del suo paese, Roseto Capo Spulico,in mezzo a tanti libri “ e per appropriarmi del loro contenuto e della loro bellezza, stavo per dire della loro energia, avevo pensato di bollire le pagine e di berne il sugo per possedere senza sforzi la scienza infusa, il “sapere perfetto”.
L’amore per i libri e l’avidità di appropriazione della loro conoscenza, è anche nello scrittore amore per la vita in tutti i suoi aspetti.
“Ho amato come si deve amare/quando l’anima è avida e leggera/come una piuma e ha bisogno di esistere”, e ancora “La prateria dei miei sentimenti si allarga in tutte le direzioni”. “Non ho avuto patria che non sia stato l’amore/il resto è una finzione,/un’irrisolta maniera fuori gioco,/un’arbitraria equazione.”
Sto cercando di approdare ad una conclusione come si fa di solito nelle normali note di lettura di un testo, ma con il Poema di Dante Maffia non è possibile. Ha troppo spesso l’aria di un testo alla deriva, onnivoro, che tutto dice, comprende e racconta. E di un’ opera conclusiva di un ciclo. Eppure io credo che sia una rinascita.
Lo desidero fortemente: una rinascita generata dalla dissolvenza delle arbitrarie equazioni con cui talvolta crediamo di potere generare e alimentare il mistero della vita.

Sandra Evangelisti

EDIZIONE ESAMINATA E BREVI NOTE
Dante Maffia è nato a Roseto Capo Spulico (Cosenza) il 17 gennaio 1946. E’ poeta,narratore, saggista, critico d’arte e fondatore di riviste prestigiose come “Il Policordo”, “Poetica” e “Polimnia”. Intensa la sua attività critica sulle maggiori riviste italiane. È stato corrispondente de “La Nacion” di Buenos Aires ; per anni ha curato la rubrica dei libri per RAI 2 ed è redattore degli “Studi di Italianistica nell’Africa Australe”. Come poeta fu segnalato, agli esordi, da Aldo Palazzeschi che ha firmato la prefazione al suo primo volume, e da Leonardo Sciascia che con Dario Bellezza ritiene Maffìa “uno dei più felici poeti dell’Italia moderna”. Ha tradotto alcuni poeti dialettali calabresi per Garzanti e per Mondadori.
Il Presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, nel 2004 lo ha insignito di Medaglia d’Oro per i suoi meriti culturali.Numerose le traduzioni delle sue opere all’estero: in rumeno, inglese, francese, spagnolo, russo, tedesco, portoghese, slovacco, macedone, svedese, sloveno, bulgaro, greco, ungherese.
Fra le principali opere di poesia ricordiamo: Il leone non mangia l’erba(1974), Le favole impudiche(1977), Passeggiate romane(1979), L’eredità infranta(1981), Caro Baudelaire(1983),Se non sapessi nulla(1986),La castità del male(1993), Lo specchio della mente(1999),Possibili errori(2000),Papaciomme(2000),La biblioteca di Alessandria(2003),Ultimi versi d’amore(2004),Canto dell’usignolo e della rana(2005), Al macero dell’invisibile(2006),Sbarco clandestino(2011),La strada sconnessa(2011), Abitare la cecità (2011), Poesie torinesi (2011). Dante Maffia è anche autore di numerosi romanzi,fra cui: Il Romanzo di Tommaso Campanella,(considerato il suo capolavoro), Mi faccio musulmano, Il poeta e lo spazzino, Milano non esiste, La donna che parlava ai libri ,e da ultimo, Gli italiani preferiscono le straniere, Perrone, Roma, 2012.
E’ uscita nel 2013 per i tipi di Edilet-Edilazio Letteraria, ROMA, “IO , POEMA TOTALE DELLA DISSOLVENZA”, opera destinata a diventare il capolavoro della sua produzione letteraria quarantennale.Nel febbraio 2014 è stata pubblicata l’opera Il poeta e la farfalla per i tipi di Lepisma.
Recentemente la Casa Editrice Puntoacapo ha pubblicato un’antologia poetica dell’opera di Dante Maffia con il volume”LA CASA DEI FALCONI,1974-2014″, curato da Luca Benassi.

Approfondimenti in rete:
http://www.dantemaffia.com/
http://it.wikipedia.org/wiki/Dante_Maffia

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Una poesia inedita di Sandra Evangelisti

La montagna insegna ad inseguire il vento
e a guardare a terra e verso l’alto per non cadere
preda della gravità della valle.
I sentieri guidano alla cima
si incrociano e si incontrano, richiedono forza e misura
al corpo e al respiro, disciplina e coraggio nel cammino.
I sentieri a volte si chiudono.
Orientarsi nel bosco è difficile:
è necessario guardare la luce e capire l’andare delle direzioni
e dei punti. Avevo dimenticato che i miei piedi sono fatti
per sentieri di montagna e radure intrecciate nel mistero.
Adesso ricordo: l’odore di casa è quello del fumo del camino e del crepitio
della fiamma che scalda la pietra.
Un paiolo di rame appeso a cuocere il pasto.
E attorno la famiglia.

E tu, dimmi, che aroma ha il profumo del mare al tramonto
e cosa insegna la mattina quando alza il sole in levare
e da che parte dirige i passi la luce?
Ho sempre amato la linea d’orizzonte che divide gli spazi
in due cieli,
oppure è uno soltanto?

E l’acqua, dimmi del mistero dell’acqua fonda all’ imbrunire
e della schiuma che frange sugli scogli
e dei gabbiani che volano nella direzione dei sogni

Oppure la realtà è così cieca da non lasciarci
guardare oltre queste pareti di cartongesso
che dureranno qualche anno se abbiamo fortuna?
Desidero le mura antiche del borgo,
la pietra scolpita,
la dimensione vera del volto.
E gli alberi così nodosi da farci sentire parte
della storia
come il viso dei vecchi una volta
che racchiudeva il senso di una vita.
La pelle, quella vera, senza inganno.
L’immagine del mondo
oltre l’apparenza

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Per Andrea Brigliadori

Andrea Brigliadori (1938- 2014) è stato uno scrittore e critico letterario italiano.
Ha insegnato Letteratura Italiana e Latina presso il Liceo Scientifico di Forlì fino al 1994.
Ha pubblicato un libro di poesie: Presentimento della maturità (1963);
un’antologia: Gli scrittori italiani raccontano l’adolescenza (1969);
monografie sullo scultore Gino del Zozzo (1981) e sul pittore Roberto Casadio.
Insieme con amici pittori ha curato il libro d’arte Chile (1974) e Per Montale (1982).
Con l’attore Massimo Foschi ha scritto testi per il teatro: Leopardi, Montale, Pascoli, Turoldo,
Poesia dei negri d’America; e con Giuliano Missirini: Ma la gloria non vedo (1976).
Dal teatro di Samuel Becket ha ricavato, con Giovanni Matteucci, il recital Su questa porca terra
ed una elaborazione teatrale del Cuore di De Amicis, in collaborazione con Denio Derni (1997), e la sceneggiatura di L’Inferno di Dante raccontato dai bambini.
Ha curato numerosi cataloghi d’arte e prefazioni di poesia e narrativa, come l’Antologia Voce
Donna Forli 1997 e Santarcangelo della poesia nel 1998.
Ha collaborato a riviste, quotidiani e periodici con scritti di letteratura, arte e attualità.
Cura e partecipa a pubbliche letture di poesia (Lorca, Prevert, Brecht, Gozzano, Campana,
Cardarelli, Pavese).
Dal 1996 è dicitore di Lecturae Dantis nella chiesa di San Donato in Polenta e in San Mercuriale a Forlì.
Con Roberto Casalini ha curato l’antologia dei Sonetti romagnoli di Olindo Guerrini e, per Emergency, nel 2004, Il cuore sepolto
.
Ha pubblicato nel 2006, presso l’editore Il ponte vecchio, la raccolta di poesie giovanili
Un consumato amore.
*
“Cerco dove distendermi, compagno,
dove posare il respiro,
neanche sono depresso. vorrei solo
un poco meno debole la mente
meno sconsiderata la speranza. Posso stringermi
sull’impiantito di quest’alta grotta
nel primo sonno chiedendo
di risvegliarmi”
Franco Fortini
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