Archivi tag: poesia italiana

POETI IN CONSOLLE: Met Sambiase

988362_764064646944349_1324842398_n (3) MET SAMBIASE
Simonetta Sambiase (Met in arte)fa studi Artistici (Michele Sovente come docente di Letteratura contemporanea) e ha passione per la scrittura. Pubblicista, impiegata part-time, coordinatrice femminile dell’Ust della Cisl di RE. Ha curato dei progetti culturali fra cui Duplice complice, Senza abbassare lo sguardo, Fibrarosa e l’operato poetico di Cose Salve (marzo 2013, insieme a Pina Piccolo, sul terremoto dell’Emilia) e ha collaborato a Il Cielo di Lampedusa (Modena novembre 2013). Cura insieme a Federica Galetto, il progetto “Exosphere” e collabora con il blog “Carte Sensibili”. Fra i suoi lavori editi Coniugazione singolare con la postfazione di Milo De Angelis, I quaderni dell’agnizione con il contributo dell’associazione Lucaniart e la prefazione di Lorenzo Mari e Leporis (in)canti matrigni. Il libro d’esordio è stato Una clessidra di grazia. E’ stata segnalata al premio Giorgi, al premio San Vitale di Bologna e al Premio Fortini (II e IV ed). Finalista di Verba Agrestia 2012 e 2013, è stata scelta nel concorso per la V edizione di 8 poetesse per l’8 marzo. Varie partecipazioni in antologie, fra cui l’antologia “Sotto il cielo di Lampedusa” (prefazione di E. De Luca) dei 100thousand poets for change, gruppo di cui fa parte nel suo territorio regionale e varie antologie su tematiche sociali. Il link del suo blog personale è “Il Golem femmina”: http://methsambiase.wordpress.com/.

(Inedita)

Ci si addormenta nelle parole e negli addii
si zittiscono
le porte, il suono si assopisce su di noi
e sulle lingue o ci avvinghia al collo
troppo vicino alla morte del passato amore,
di ogni amore uscito e non tornato
come si pensava che fosse,
come scemato e disperso
l’intenso vortice di passione
sorella di te stessa o madre notte o gatta da strada
ancora sole dentro le case
dove tutti e molti tentano di seppellirci
come amanti assassini.

***
da I quaderni dell’agnizione
***
images
Potrebbe alla fine riempirsi di tanto in tanto
sarebbe uno specchio di terra, sembrerebbe
l’Apocalisse nei tombini, nei canali in piena
nelle rigature nervose delle conchiglie
ma lo spazio che ingrigia il cielo è una lebbra
non si cura
al caldo delle lenzuola di casa o delle nostre certezze
nel buio appare qualcosa che ogni goccia
non può più asciugare
la pioggia scioglie ogni cosa
la pioggia sradica le cose
scioglie i trucchi delle donne e le loro nostalgie ignude.
***
Ce n’è voluto per chiamarti
figlio
e mio ossigeno ed io tua elettrogena madre
smagrire i nomi che ti ho dato
lasciarti abitare fuori di me
riparare il cordone che m’ha fatto forma e lingua
ero un monastero
tra i tuoi piedini nudi
che lo percorrevano freatici
assidui anni di bianco e nero
transizione del participio
dell’esserti e dell’averti, l’avere
rimettendoti al mondo
un’antologia di vita che annienta ogni pagina precedente
nei caratteri, nei segni e negli incroci
di quegli occhi – volpi antiche – e disordine
la dismissione di ogni morte – sei –
la dimora
che mi assomiglia e mi lacrima l’occhio.
IMG_0482-450x305 cop_met1

Annunci

5 commenti

Archiviato in poesia versi, Uncategorized

ANTOLOGIA DI POESIA CONTEMPORANEA (I): Sandro Angelucci, Nazario Pardini, Carmelo Pistillo, Ivan Pozzoni

imagesNK8RMVPM
untitled_pardini
NAZARIO PARDINI
Da Paesi da sempre
Cantavamo

Cantavamo, paese, se affogavi nel giallo dei granturchi.
Cantavamo sui pavimenti
dove sorrideva la luce dei camini.
Cantavamo sopra gli alari
arroventati dalle pire delle potature
(la loro colpa era quella di avere chiuso la stagione).
Cantavamo romanze,
i cui eroi vincevano battaglie
che noi perdevamo ogni giorno, ogni ora
(cavalli bianchi, cavalieri e palafrenieri incorruttibili dal tempo).
Anche le madri cantavano già vecchie trentenni
e muovevano le mani gesticolando sui ritmi.
Mani tumide per le umide terre delle prode.
Eppure ogni anno la natura si sacrificava paganamente
sui roghi, nei forni e sulle corti,
per consegnarci i suoi profumi
(profumi che io conobbi sempre eguali
e che sembravano non soggetti a mutamenti).
Cantavamo stornelli
coi vinelli freschi del novembre.
Quando le botti ci accompagnavano
coi loro vocalizzi profumati,
rossi e iterati come gli strappi delle roncole.
I padri coi riti tramandati dagli aruspici etruschi
roteavano il primo liquido nel vetro predicente
per misurarne il corpo. Era la festa delle cantine,
la stessa festa che più volte presso gli antichi
avrà veduto Bacco e Cupido aggirarsi divertiti
al suono di zufoli e litofoni.
Cantavamo preghiere che Pan ci ispirava di ringraziamento
pei fulvi grani, pei pampini rossicci o pei vermigli frutti;
preghiere che i pagani
consegnarono pietosi nelle mani
dei cristiani facendosi santi.
Cantavamo senza perché la madre eterna
potesse anche essere ingiusta.
La pregavamo sulle strisce d’oro dei tramonti;
se esplodeva nei protervi affollamenti estivi;
se cadeva stanca meritandosi la morte;
o se riposava sotto i diluvi e le gelate.
E sembrava persino ringraziarci
o chiederci perdono
per le siccità, per le carestie o le morti precoci;
lo faceva turgida coi crisantemi e gli asfodeli
sui suoi cimiteri
aperti al cielo colle loro croci.

PISTILLO-300x225
CARMELO PISTILLO

Poesie da LE DUE VERSIONI DEL CIELO(La Vita Felice, 2013)

da LYRICA

II

Ecco che bussano gli astri di ieri
in forma di cronologie uscite dal loro segreto,
dall’alveolo squassato dal sonno
dei mesi più fragili e scarni.
Serve ora una scansione, una nuova
inerzia per trovare la strada.
In ogni caso è nell’urna la parola dell’eco,
e il mattino è indecifrabile
quando sta per tornare.
Senza Lyrica. Senza Dio.
9788877995650
da IL QUARTIERE DEI VINTI E DEGLI EROI

La classe

Siamo stati la classe più eroica
sull’orlo della vittoria.
Cercavamo il buio della frase
per restare vicini alle stelle.
Amavamo l’astronomia come si ama la strada
quando le comete precipitano nei sogni
e si riprende a scrivere alla fine dell’estate
dopo aver dimenticato tutto.
Siamo stati la pronuncia scabra della lavagna,
i promessi sposi e i loro semi discepoli,
e proprio tutti, tutti i coriandoli solitari
contati sulla neve.
Ora siamo vili, vili, vili tre volte.

untitled_pozzoni

IVAN POZZONI (inedito)

IL GATTO DI KEATS

Nelle lande brumose del romanticismo inglese c’era il gatto di Keats,
il gatto di Keats a dare all’arte speranza di eterno ritorno
e all’artista sensazione di tornare all’eterno,
lontano dalle inquietudini, tutte terrene, delle bollette,
delle fatture da emettere a fine mese, dello stipendio da incassare,
dal far quadrare i conti accontendando i quadri (aziendali).

Nelle case londinesi impregnate d’etica vittoriana c’era il gatto di Keats,
si accoccolava sulle gambe di chi scriveva versi, senza scappare,
tendeva agguati ai sogni e alle farfalle azzurre, a viole e a fate,
sussurrando, ad ogni carezza, miaulii d’immortalità
a uomini che morivano di niente: tisi, influenza e tubercolosi,
malnutrizione, sifilide, stenti, battaglie e inverni freddi.

Ci vorrebbe ancora il gatto di Keats:
i gatti post-moderni sperimentano cosmetici e farmaci,
hanno aghi infilati nelle splendide iridi verde lacustre,
e, impegnati a frugare in sacchetti di innaturali croccantini,
a diventare obesi come l’homo consumens,
non si preoccupano di incalzare topi da biblioteca,
non si curano della grandezza durevole dell’arte o dell’artista.

C’era il gatto di Keats, allora, specie oramai estinta,
e noi, abbandonati alla disperazione dell’istante,
giochiamo a foggiarci felini, sinuosi e flessibili,
timorosi di tutto ciò che è liquido: amore, vita, paura,
fingendo di avere milioni di vite, e sprecandone una.

angelucci_sandro

SANDRO ANGELUCCI

VERTICALITA’

E’ come arrampicarmi sulla cima
dell’albero più alto
dove le gazze scrutano la sorte
e il vento
non fatica a ritrovarsi.
Come la luce
dell’attimo vivente
che buca la penombra
e sgretola le rocce.
E’ il mio bisogno di verticalità
che piange come un bimbo
che si perde
quando la morte vince sulla vita
ma subito sorride
all’apparire delle cose belle.
Sogno di cielo
che vince la gravità dei corpi
che a volte s’inabissa e poi risorge.
Fiamma che sale.
Brace che si accende.9788872326374

img_24411

3 commenti

Archiviato in antologia poetica

Poeti contemporanei : Nazario Pardini. Tre poesie inedite.

25035192
Contro le lune

Ho sempre fissa, padre, la tua immagine;
i nostri sogni, il cielo: prevedere
dure gelate a divorare pane,
piogge future ad annullare semi;
e brezze, e folate affilate
a recidere illusioni mai appagate.
Eppure si aspettava primavera
immaginando anche il suo profumo
nel suono nemico dell’urlo invernale.
È sempre fissa, sì!, la tua visione:
tronco scheggiato da lame
forgiate dal tempo;
fronda sfrascata da inverni ribelli;
idea appesantita
da troppe lune piene. Sì!, ti rivedo
ancora qui con me, padre immolato,
a regalarmi odori d’erbe offerte
alle frullane lucide di sole.

Sai, padre!
Qui non ci sono più terre feraci
disposte a dare vita
a mèssi generose;
fronde feconde
ad ospitare nidi da allevare.
Sulla tue terre crescono le case
abbracciate fra loro
come pietre di cava sopra storie
destinate a finire. Chiedo solo
– al cielo, a qualcuno, non so a chi –
che mi mantenga in seno la tua voce,
che mi mantenga in cuore il tuo sorriso,
il tuo sagrato profumato d’erba,
e la tua voglia, maledetta voglia,
di seminare sogni anche nei giorni
più neri della notte.
Contro le lune.

13/05/2013 h. 11

Volerei felice fra le reste

Potessi io correre
il vento cavalcando a pelo
la mente alla criniera
e l’anima con te alta nel cielo!
Nessun pensiero
mi assalirebbe di dolore o di paura
sui sentieri di campo solitari
di papaveri tinti e di ginestre.
Volerei felice fra le reste
scricchiolanti di calura estiva
alla deriva
in possesso dei suoni e degli afrori
della mia madre antica.
Mi è nemica solo
la stasi e la paralisi.
Mi è nemica
la mancanza di forza e di energia
che l’anima possiede e se ne invola
lasciando attero a terra
l’involucro che più ormai ne è vela.

26/07/2013 h. 11
imagesFK1CZ5LE
Il raggio di un pensiero

Cara,
cala puntuale la sera sul mare
ad immolare il giorno alle memorie;
e quante primavere sono scorse,
quanto affollata
l’alcòva dei ricordi;
forse impigliati in risvolti d’azzurro
abbiamo ceduto
al correre dell’ombre;
al correre di autunni indifferenti
alle fulgide carezze delle foglie.

Amore,
arriverà presto sul mare maligna
la notte più fonda dell’ultimo autunno
e non feconderà con i suoi resti
gli assenti abbrivi della primavera.

Ma sarà forse il raggio di un pensiero,
di un verde pensiero smarrito
in gorghi di vita, a riaffiorare,
per far da stella a questo naufragio
nel mare nero del nostro eterno esilio.

30/11/2013 h. 10,30

Commenti disabilitati su Poeti contemporanei : Nazario Pardini. Tre poesie inedite.

Archiviato in poesia versi, Uncategorized

Poeti in Consolle: Riccardo Bertozzi

untitled_bertozzi
Riccardo Bertozzi nasce a Pesaro nel 1976 e si diploma presso l’Istituto Alberghiero di Riccione. Appassionato di lingue e letteratura, si laurea presso l’Università di Urbino con una tesi sul poeta tedesco Georg Heym, esponente del movimento poetico dell’Espressionismo tedesco da cui è stato influenzato. Attualmente vive a Cattolica dove svolge l’attività di direttore d’albergo.
Nel 2007 ha pubblicato la sua prima raccolta di poesie, Gli occhi di Sonia, Edizioni Giraldi, Bologna, con Prefazione di Mario Specchio. Nel 2009 è uscito Senza Respiro, Zero undici Edizioni, Milano.

Da Gli occhi di Sonia

Elanor

Parlami Sonia, parla ancora
una sola volta al mio cuore,
che ha fatto della tua voce
il canto della luce, e del vero.
Ascoltami Sonia, ascolta ancora
con aria serena, il folle suono
dei miei vecchi pensieri,
E si che di segreti sei parte e custode!
Restiamo svegli ancora un po’,
nell’abbraccio silenzioso
dell’ora ormai tarda.
Evocando ricordi e sentieri
di mondi lontani persi nell’ombra.
Ma quanta distanza ora ci separa!
Tu sei lontana e silenziosa.
Dove sono tutte le parole,
che allora fermavano il tempo?
Abbracciami Sonia, una volta ancora
e stringimi forte come tanto tempo fa,
quando nell’ora buia della tua partenza
piansi per una fine, che ormai è certa.
Mai ti dissi la verità nascosta.
Eclissarmi nel buio dei tuoi occhi,
e con Elanor tra i lunghi capelli,
il tuo bel viso impreziosire.
9788889435632
Da Senza Respiro

SENZA TERRA

Così sono i nuovi sentieri:
instabili e intrisi di sangue.
I passi, ora più incerti,
lasciano tracce sempre più chiare,
degli anni d’oro ormai sfigurati.
Gli occhi sono più lucidi,
i pensieri più confusi,
i cieli meno azzurri.
Le notti sono più fredde,
le stelle più opache.
I poeti alla mercé del tempo.
E non c’è riposo,
per chi non ha casa.
Né vie,
né terre da baciare.

L’ALCIONE

Come bianchi petali
nel vento di primavera,
fluttuano leggeri gli echi
di un’antica melodia.
Dalla terra al cielo,
un’azzurra armonia
commuove la natura,
e riunisce tutto il creato.
I cigni si cingono d’argento.
I mari, di puro oro brillano.
I guardiani abbandonano
gli antichi castelli.
Da abissi dimenticati
un canto soave si innalza.
E’ il sogno del sublime,
che nel tempo infinito risuona.
 

6 commenti

Archiviato in poesia notizie, Uncategorized