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Poeti in Consolle: Riccardo Bertozzi

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Riccardo Bertozzi nasce a Pesaro nel 1976 e si diploma presso l’Istituto Alberghiero di Riccione. Appassionato di lingue e letteratura, si laurea presso l’Università di Urbino con una tesi sul poeta tedesco Georg Heym, esponente del movimento poetico dell’Espressionismo tedesco da cui è stato influenzato. Attualmente vive a Cattolica dove svolge l’attività di direttore d’albergo.
Nel 2007 ha pubblicato la sua prima raccolta di poesie, Gli occhi di Sonia, Edizioni Giraldi, Bologna, con Prefazione di Mario Specchio. Nel 2009 è uscito Senza Respiro, Zero undici Edizioni, Milano.

Da Gli occhi di Sonia

Elanor

Parlami Sonia, parla ancora
una sola volta al mio cuore,
che ha fatto della tua voce
il canto della luce, e del vero.
Ascoltami Sonia, ascolta ancora
con aria serena, il folle suono
dei miei vecchi pensieri,
E si che di segreti sei parte e custode!
Restiamo svegli ancora un po’,
nell’abbraccio silenzioso
dell’ora ormai tarda.
Evocando ricordi e sentieri
di mondi lontani persi nell’ombra.
Ma quanta distanza ora ci separa!
Tu sei lontana e silenziosa.
Dove sono tutte le parole,
che allora fermavano il tempo?
Abbracciami Sonia, una volta ancora
e stringimi forte come tanto tempo fa,
quando nell’ora buia della tua partenza
piansi per una fine, che ormai è certa.
Mai ti dissi la verità nascosta.
Eclissarmi nel buio dei tuoi occhi,
e con Elanor tra i lunghi capelli,
il tuo bel viso impreziosire.
9788889435632
Da Senza Respiro

SENZA TERRA

Così sono i nuovi sentieri:
instabili e intrisi di sangue.
I passi, ora più incerti,
lasciano tracce sempre più chiare,
degli anni d’oro ormai sfigurati.
Gli occhi sono più lucidi,
i pensieri più confusi,
i cieli meno azzurri.
Le notti sono più fredde,
le stelle più opache.
I poeti alla mercé del tempo.
E non c’è riposo,
per chi non ha casa.
Né vie,
né terre da baciare.

L’ALCIONE

Come bianchi petali
nel vento di primavera,
fluttuano leggeri gli echi
di un’antica melodia.
Dalla terra al cielo,
un’azzurra armonia
commuove la natura,
e riunisce tutto il creato.
I cigni si cingono d’argento.
I mari, di puro oro brillano.
I guardiani abbandonano
gli antichi castelli.
Da abissi dimenticati
un canto soave si innalza.
E’ il sogno del sublime,
che nel tempo infinito risuona.
 

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